F1 1975-2015, ecco Patrese e Jody
Undicesima della mia griglia ideale, dalla ventiseiesima alla prima posizione, per quarant’anni di Formula Uno, periodo 1975-2015.
(Naturalmente, chiunque può aggiungersi in qualunque momento con qualunque idea, ci mancherebbe altro).
RICCARDO PATRESE.
Mi colpì molto la tremenda ingiustizia inflittagli dai suoi colleghi nel 1978, dopo la tragedia Peterson a Monza. Lo indicarono come responsabile del disastro e gli fecero saltare un Gran Premio. Da quel momento presi a simpatizzare per lui. Sapete, a diciotto anni si è molto sensibili.
Dopo, l’ho conosciuto. Personaggio stupendo. Uno di una volta. Coriaceo, coraggiosissimo, più forte del contesto. Non meritava i fischi che l’Imola ferrarista gli riversò addosso nel 1983, per ‘celebrare’ una uscita di pista favorevole a Tambay, che era vestito di Rosso. Notoriamente, io sono un fan del Cavallino però detesto gli eccessi da ultras, non è roba mia.
Poi c’ero quella volta a Silverstone quando Rik, battuto dal compagno Mansell per una pole tutta Williams, andò a strizzare los cocones del Leone, dubitando che l’uomo dell’Isola di Man ne avesse tre. Patrese era così: franco, diretto, ‘porca l’ochetta’, eccetera.
Infine, c’è quel caffè che prendemmo assieme all’aeroporto di Luton, una domenica sera del 1993. Il giorno prima, usando la sua macchina, Schumi aveva abbassato alla grandissima il tempo del padovano. Patrese mi prese in disparte e mi disse: sai, ieri ho capito che è venuto il momento di smettere, questo tedesco è un demonio, non so chi la spunterebbe tra lui e Senna a parità di macchina.
Riccardo aveva corso con Gilles, con Lauda, con Andretti, eccetera. E aveva capito.
JODY SCHECKTER
Forse dovrei metterlo più su, in fondo è stato l’ultimo campione del mondo del Vecchio. Non solo: è anche l’unico pilota ad aver vinto un Gran Premio guidando una monoposto con sei ruote, la Tyrrell regina della fantasia sfrenata! Quindi un grande e però può darsi ci sia stato qualcuno più forte di lui, anche se assente nell’albo d’oro dei World Champion.
Ma a me piaceva, il sud africano. Si aggiudicò pure il primo Gp con una macchina che si chiamava Wolf, se non ricordo male. E lui aveva qualcosa del lupo: l’istinto predatore, soprattutto negli anni giovanili. In Ferrari arrivò già maturo e con un chiodo fisso, il mondiale. Era un gran professionista, a detta di chiunque abbia lavorato con lui.
Inoltre gli debbo la mia prima intervista ‘face to face’ a un driver di prestigio. Marzo 1979, Scheckter cenava al Cavallino, il custode della pista di Fiorano si chiamava Pelloni ed era (ed è ancora, anche da pensionato) un personaggio leggendario, insomma il Pelo mi disse: se vai lì con la tua tv locale scassata Jody ti aspetta, non più di cinque domande e in inglese, l’italiano lui non lo parla, tu lo sai l’inglese?
Lo sapevo maccheronicamente, comunque il dialogo stette in piedi e fu un trionfo.
Infine, non dimentico il Jody che fa l’elogio funebre di Gilles in Canada e il Jody che non molto tempo fa mi si mise di fianco al funerale di Bellentani, amatissimo meccanico di quel 1979 incancellabile. Eravamo nella chiesetta di Casinalbo, lui era arrivato da chissà dove. Lui c’era, altri no. E son cose che pesano, quando si invecchia.
Ps. Ma poi, come te lo scordi uno che per ventuno anni….