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40 anni F1, in quarta fila Hamilton e Andretti

Dopo essermi consultato con Monch, il cloggaro munito di insetto volante.

Dopo aver subito la reprimenda del mio tutor Quattropalle.

Dopo aver letto sotto il post precedente la scomunica del nipotino Filippo Vettel.

Si proceda con la quarta fila della Griglia di Partenza 1975-2015!

OTTAVA POSIZIONE

LEWIS HAMILTON

Scusate, io non ho la pretesa di essere letto sempre da chi frequenta questo ameno lungo, men che meno da 4P e Filippo Vettel.

Eppure, mi ricordo di aver scritto, molto spesso, che se mettessimo i drivers di oggi tutti sulla stessa monoposto, stesse gomme e stessa strategia, ecco, io sono convinto che la spunterebbe il Nero. Di un niente su Seb, ma in astratto e putacaso il mio euro lo punterei sull’amichetto di Rihanna.

Quindi, non comprendo lo stupore.

Io considero Lewis un fenomeno naturale. Uno che è nato con certe doti, magari non tutte e non sempre valorizzate al massimo, però è un animale da volante. Se no non si capirebbe come abbia potuto creare tante rogne all’Alonso del 2007 e parlo prima dei casini in Ungheria, quando Fernando era un intoccabile bi-iridato e Hamilton un absolute beginner.

Questo qui ha la classica marcia in più, fidatevi.

Poi, a me sta simpatico come un gatto all’altezza del cavallo dei pantaloni, non sopporto la sua alterigia, giudico intollerabile la sua arroganza da parvenu e bla bla bla.

Ma è fortissimo. E non mi dispiace che proprio lui, in un momento che non garantiva in automatico vittorie in serie, sia stato scelto da Mercedes per prendere il posto di un certo Michael Schumacher.

Ci sono cose, a saperle interpretare, che spiegano tanto.

 

SETTIMA POSIZIONE

MARIO ANDRETTI

Ah beh, ecco, qui, lasciatemi stare.

Andretti significa Istria per chi conosce la storia d’Italia e mi fermo per non buttarla in politica.

Andretti è una certa idea dell’automobilismo che non tutti hanno capito bene, perchè mischia l’aggressività mediterranea alla fantasia dell’America del melting pot.

Andretti è quello che non dimenticava le radici e se Ferrari gli faceva una telefonata lui arrivava, vedi Monza 1982.

Andretti è il mito della Lotus del 1978 e io non ci posso fare niente, avevo diciotto anni, le prime sbronze, le prime sbandate sentimentali e una macchina nera.

Anzi, sapete cosa c’è?

Uno che ha vinto ad Indianapolis io lo dovevo sistemare anche più, ricordando una conversazione a Donington nel 1993 (Donington 1993! Dove tutto è finito, per dimostrazione definitiva, almeno a mio sommesso parere) e i tortelloni del Cavallino inteso come ristorante nel 1982, of course doppia razione.

Ah, Mario! Che peccato non essere stato lì, quando tu eri davvero sulla griglia di partenza.