Ciao Gian Paolo, con l’ironia hai scalato la vita
E’ morto a quasi settant’anni Gian Paolo Marchetti, giornalista sportivo del Resto del Carlino e straordinario personaggio per la sua carica di umanità. Ecco il mio ricordo.
Ti immagino così Gian Paolo, che scrolli le spalle e te ne vai con il tuo Sulki rosso un po’ ammaccato. Sulla soglia dei settant’anni hai deciso di lasciarci. E noi, della vecchia redazione sportiva del Resto del Carlino, ancora non ci crediamo. Perché, a dispetto delle previsioni mediche, tu hai vissuto più e meglio di tanti che non sono afflitti dalla sindrome spastica che ti sei portato addosso per tutta la vita con garbata ironia. Eri abituato a sorridere di te stesso e della tua condizione che ti impediva di battere velocemente i tasti della macchina per scrivere. Eri abituato a dettare i tuoi articoli ai dimafonisti, finchè il computer e le nuove tecnologie ti hanno reso quasi del tutto indipendente.
Sei arrivato a Carlino Sera nei secondi anni Sessanta con i buoni uffici di Giulio Cesare Turrini, maestro indimenticato di giornalismo sportivo. E il ‘’sor Giulio’’, come lo chiamavi, è rimasto sempre il tuo idolo personale. Dopo un passsaggio a Stadio. sei approdato al Carlino poco prima della mia assunzione e da capo dello sport ti ho ritrovato collega e amico. Abituato a sorridere della tua condizione, hai cercato sempre di vivere la vita, professionale e privata, in modo pieno. Hai raccontato le vicende del Bologna da cronista scrupoloso, hai seguito la finalissima di Coppa Davis Cile-Italia nel ’76 con il trionfo di Panatta e dei moschettieri azzurri, sei diventato amico personale di tanti personaggi dello sport, uno su tutti Bruno Pesaola, detto il Petisso, allenatore del Bologna e del Napoli. Gli volevi così bene che sei andato a trovarlo perfino ad Atene quando gli capitò di allenare l’Olympiakos. Il Petisso, arguto e sorridente, era tuo perfetto complice nelle gag: arrivò a farsi bruciare un sopracciglio per scherzare con la tua eterna sigaretta accesa.
Due lauree, due fratelli dolcissimi (Anna Paola e Giuseppe) una vita spesa nel giornalismo e nel cuore della notte, assecondando i tempi di un mestiere abituato a convivere con le tenebre. Questo eri tu Gian Paolo. Scorazzavi per la città di Bologna con il tuo Sulki rosso, orgogliosamente solo e indipendente. Trovasti un amico fraterno in Luciano Conti, presidente del Bologna negli anni Settanta. Nel night club La Fontanina passasti gran parte delle tue notti, giocando a carte con lui e Pesaola, trovando amici e sorrisi dolci. E’ lì che, accanto a quelle bellezze della notte, cominciasti a innamorarti un po’ di Santo Domingo, la capitale dell’isola che sarebbe diventata la tua seconda patria. Un viaggio dopo l’altro trovasti anche l’ amore.
Sei vissuto alla grande Paolo, sei vissuto a lungo, a dispetto delle previsioni dei medici, ci hai regalato un carico di umanità, di sorrisi e una capacità di scherzare su noi stessi che resta il patrimonio più grande. Adesso prendi pure il Sulki, ma prometti di tornare.