F1 2016, cosa aspettarsi dalla Manor
Mettiamola così.
Se grosso modo sei ultimo, peggiorare sarà praticamente impossibile.
Però il progresso ha un senso solo se è certificato dalla prestazione, dal risultato.
Confesso di nutrire una discreta simpatia per la Manor, ex Marussia.
Anzi tutto perchè il caro amico Luca Furbatto è andato a lavorare lì e sto parlando di un ingegnere da corsa che onora la migliore tradizione italiana nel ramo (per dire, era in McLaren all’epoca del primo titolo di Hamilton, nel 2008).
Quando mi disse che andava lì, alla ex Marussia, rinunciando alla produzione McLaren, non sapevo se ridere o piangere, per lui.
Ma lo so così convinto di poter dare qualcosa di nuovo e di buono alla Formula Uno, anche partendo dal fondo, che, sì, insomma, tiferò per lui.
Poi non dimentico che la Manor ex Marussia è stata l’ultima squadra di Jules Bianchi, che oggi, se il destino non fosse stato così crudele, sarebbe accanto a Vettel.
Quanto agli ingaggi di patatina Fry e di Aristotele Tombazis, che volete che vi dica?
In Ferrari hanno entrambi lasciato tracce indelebili, libero ognuno di giudicare se nel bene o nel male, io la mia opinione l’ho espressa ripetutamente.
Dopo di che, sono due stimati professionisti e su questo non si discute.
In generale, la cosa più interessante da verificare, a proposito del rendimento Manor, sarà l’effetto della power unit Mercedes.
Qualcuno parla della scuderia come del junior team di Stoccarda, anche per le implicazioni in materia di piloti.
Non lo so.
Di sicuro per Furbatto e per la Manor la stagione sarà positiva soltanto se mi metteranno stabilmente dietro, in griglia e in gara, dalle due alle quattro monoposto.