Aborto: la rivolta delle donne per la megamulta
DAL 15 gennaio, chi interrompe la gravidanza al di fuori di strutture ospedaliere sarà soggetto a una multa che varia dai 5mila e i 10mila euro. Così le donne esiteranno ad andare in ospedale in caso di complicazioni e soprattutto non denunceranno più chi pratica l’aborto clandestino. Siamo dinanzi a uno svuotamento progressivo della 194, processo che da anni pare inarrestabile. Ma perché si deve sempre fare il gambero in questo Paese? Mariolina Binda, Milano
FACCIAMO un po’ di chiarezza: il reato di aborto clandestino è stato depenalizzato, grazie al decreto del 15 gennaio, ma sono state innalzate le sanzioni per le donne che ne fanno ricorso, che da 51 euro passano a una cifra tra 5mila e 10mila euro. Non ci sono dubbi che, come lascia intendere la lettrice, questa decisione ignora le ragioni per cui la legge 194 comminava una multa solo simbolica: consentire alle donne di denunciare i «cucchiai d’oro» che praticano aborti illegali e, soprattutto, permettere loro di andare in ospedale al primo segno di complicazione senza rischiare la denuncia. Tutto questo in una situazione in cui in tutta Italia il 70% dei medici e degli infermieri sono obiettori di coscienza. Insomma, si ha la sensazione che si voglia affrontare la questione dell’aborto clandestino, per altro con strumenti del tutto inadeguati e miopi, senza prima preoccuparsi di rimuovere gli ostacoli dell’effettiva applicazione della legge 194 nelle strutture sanitarie. Il che è molto più che una contraddizione.
laura.fasano@ilgiorno.net