Le poche cose che sappiamo sul referendum
Un terzo degli italiani è intenzionato ad andare a votare al referendum sulle trivelle del 17 aprile. Siamo lontani dal voto e, soprattutto, non è ancora iniziata alcuna campagna d’informazione e referendaria. Il quadro è a motori spenti e la partita è da iniziare. La quota di partecipazione rilevata non mette al riparo alcun risultato. Sarà però un’occasione importante per riflettere su quale tipo di sviluppo vogliamo. Lettera firmata, Milano
FAR ESPRIMERE gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese è la posta in gioco del referendum. Il vero quesito è: «Vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% delle fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?». Però finora la campagna pare un’occasione sprecata perché, come nei casi del nucleare nel 1987 e nel 2011 o in quello associato sull’acqua, gli elettori saranno di qui a poco chiamati a esprimersi senza che siano fornite loro indicazioni sui quesiti e soprattutto senza dar conto delle conseguenze che ne potrebbero derivare da un voto favorevole o contrario. Sembra che al momento a vincere sia il silenzio, in un confronto che appare del tutto impari. Ps: a meno di non considerare informazione quella campagna sessista, trash e misogina varata i questi giorni con l’hashtag #trivellatuasorella. Un autentico autogol. laura.fasano@ilgiorno.net