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La Sharapova e le ipocrisie sul doping

In questi giorni il tema della Sharapova e il doping è di grande visibilità nei media, come se fosse una cosa strana. In realtà praticamente tutti pensiamo sia un’imbrogliona, una traditrice. Allo stato attuale delle cose, è naturale avere dei dubbi e pensare che non meriti nulla di quello che ha vinto. D’altro canto da Ben Johnson, a Lance Armstrong, passando per Alex Schwazer, la storia moderna del doping è un elenco di miti infranti. Mario L. Milano

NELLA CONFERENZA ufficiale, le scuse della Sharapova sono apparse puerili e poco credibili, ed infatti nessuno le ho creduto, nemmeno gli sponsor milionari e l’Onu. Ma la positività della tennista è solo la punta dell’iceberg, perché tutto lo sport è immerso nella piaga del doping. Per più di 10 anni la Sharapova è stata un esempio di integrità ispirando milioni di fan (soprattutto maschili) a giocare e a seguire il tennis. L’onestà e il coraggio dimostrati annunciando e riconoscendo il proprio errore sono stati ammirevoli. Maria ha fatto un errore, ma è giusto lasciarle il beneficio del dubbio. Nella storia del doping, d’altronde, se ne sono viste tante, con atleti pronti a tutto pur di vincere. Anche a dare il sangue, nel vero senso della parola. Il doping e l’anti-doping si alimentano a vicenda in una spirale infinita con un classico processo da circolo vizioso. E c’è chi provocatoriamente propone un modo per interrompere la catena: permettere agli atleti di usare le sostanze dopanti. Così alla luce del giorno, senza sotterfugi. laura.fasano@ilgiorno.net