Dobbiamo continuare a mandare i ragazzi in giro per il mondo
Sono uno studente Erasmus e credo sia stata una delle esperienze più formative della mia vita. Non sarà un incidente a bloccare Erasmus. Le vittime saranno meravigliose muse dell’europeismo. Caduti nel sogno di una europea unita e senza confini.
LucaM, ilgiorno.it
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Quanto immenso dolore per le famiglie! Mi unisco al loro dolore, non è accettabile la perdita di una figlia, mai. E in un incidente di questo tipo poi… Proprio quando stavano facendo diventare realtà i loro sogni.
Paoletta, ilgiorno.it
ERANO PARTITE per inseguire un sogno, tornavano da Valencia a Barcellona, le loro fotografie ce le mostrano belle e sorridenti, strafottenti verso il futuro come si può essere solo a quell’età. Erano ragazze dell’Erasmus, una delle invenzioni che più invidiamo alle generazioni che sono arrivate dopo di noi. Perché Erasmus significa trasferirsi per sei mesi o un anno in un altro Paese, un bel pezzo della propria vita liberato dal solito tran tran e consegnato a una speranza di indipendenza. La morte è sempre ingiusta, ma stavolta sembra ancora più crudele. Oggi legare l’Erasmus a quelle morti lascia un sapore terribilmente amaro. Come se avessero sporcato qualcosa che ormai aveva una sua collocazione, nel regno della spensieratezza e della bellezza. Intercettate, queste giovani studentesse, dalla crudeltà di un destino feroce. Tanto grave l’episodio accaduto che qualcuno si è affrettato a chiedere: «Ma è proprio indispensabile mandare questi ragazzi in giro per il mondo?». Una sola risposta: sì.
laura.fasano@ilgiorno.net