Gianni Agnelli e la caccia alla pole
Quando ero giovane, ho avuto modo di conoscere Gianni Agnelli.
L’Avvocato. Con la maiuscola, come scrivevamo tutti noi della prensa codina e ruffiana.
Personaggio temo sopravvalutato per certe cose, però comunque interessante.
Una volta, eravamo nel 1997, trascorremmo una intera mattinata insieme. A Modena. Agnelli era venuto a visitare una esposizione di Ferrari, per i 50 anni dell’azienda.
Conversammo su tante cose e a un certo punto gli chiesi come mai, ai Gran Premi, si facesse di solito vedere al sabato e praticamente mai la domenica, giorno di gara.
Mi diede una risposta che conoscevo già: sa, mi spiegò, le qualifiche sono uno spettacolo tremendamente eccitante, mentre spesso la corsa mi annoia.
La pensavo alla stessa maniera (vedete come vengono da lontano certe riflessioni sullo show che latita?!?).
Allora, 1997, se non ricordo male, la qualifica del sabato era ancora nel formato un’ora per tutti con dodici giri a disposizione.
Più tardi introdussero lo schema del pilota da solo in pista per fare il tempo. Non era il massimo della equità sportiva, perchè magari all’inizio c’era il sole e dopo cinquanta minuti pioveva e ti saluto. Nel 2003 stavo a Suzuka e Schumi, bersagliato da un temporale, quasi ci rimise un mondiale!
Poi hanno varato il meccanismo Q1-Q2-Q3. Perfettibile, ma interessante e molto decoroso sul piano del valore della competizione, dello sport.
Bene.
Cioè, male.
Se in un ristorante gli antipasti sono ottimi, i primi così così e i secondi pessimi, cosa fa uno chef intelligente?
Non tocca gli antipasti, sul menù.
In F1, come abbiamo visto in Australia, si applicano invece ragionamenti alla rovescia.
E di fronte allo scempio alla quale tutti abbiamo assistito, di fronte ad una indignazione internazionalpopolare, adesso ci viene detto che a Sakhir, nel deserto, si continua così. Alla carlona!
Pare che la Force India non accettasse il ripristino del vecchio schema. La Force India! Mormorano che pure la Pirelli avesse le sue riserve! La Pirelli, cioè il partito comunista cinese, del quale Tronchetti Provera è diventato diligente funzionario.
Quanta pazienza ci vuole!
A quando un commissioner per la F1 in stile Nba, al posto di Ecclestone? Quarantenne, se possibile. Servono energie fresche, idee originali, attenzione per il pubblico cui si offre un prodotto.
Cosa aspetta Jean Todt a dedicarsi in esclusiva alla sua meritoria battaglia per la sicurezza sulle strade di ogni giorno? E’ immaginabile un cinquantenne, massimo, al vertice dello sport dell’automobile, uno che venga magari da altri mondi, altre culture e bla bla bla?
Dovesse accadere, io felicemente mi ritirerei, lasciando per par condicio questo posto a un giovanotto o a una signorina, età massima anni trenta, in grado di raccontare le emozioni restituite a chi vive di passione.