Politici sotto inchiesta, ne rimarrà solo uno
Se gli immortali di Highlander potevano almeno sperare che ne sarebbe rimasto «solo uno», per i vulnerabili politici italiani l’obiettivo rischia di rivelarsi ambizioso. «Solo uno» andrebbe anche bene, ma chi? Le inchieste giudiziarie, infatti, stanno facendo strage di credibilità politica ed ambizioni personali. Mentre dal basso s’alza il grido: dimissioni, dimissioni! Sì che quando un nuovo «scandalo» s’affaccia alle cronache è ormai raro trovare un leader politico disposto a cavalcarlo in nome delle mani pulite. Nel Pdl si pensa infatti alle grane di Berlusconi e all’accerchiamento di Formigoni, che pur non essendo neanche indagato è come fosse stato già condannato. Gli ex margeritini del Pd tremano per gli sviluppi del caso Lusi e gli ex diessini s’aspettano il rinvio a giudizio del braccio destro di Bersani, Filippo Penati. Giuseppe Naro, tesoriere dell’Udc, è indagato; quanto alla Lega è difficile persino tenere il conto delle procure che cingono d’assedio la roccaforte di via Bellerio: 6, 7, 8? Il nuovo che avanza, s’è intanto fatto vecchio. E logoro assai. Nichi Vendola, per dire, è già al secondo avviso di garanzia. Il sindaco di Bari, Emiliano, e quello di Napoli, De Magistris, hanno fatto giusto in tempo a lanciare l’idea di una lista civica nazionale, che il primo è stato travolto da una storia di cozze pelose e appalti mentre il secondo è finito indagato con l’accusa d’aver «abusato» del proprio «ufficio» di pm. Resta solo Di Pietro. Anche se, cosa rara, la Cassazione ha dichiarato ammissibile un ricorso di Elio Veltri contro l’archiviazione del procedimento per truffa nei suoi confronti. Si parlava d’un tema attuale: la gestione del finanziamento pubblico al partito. La decisione è attesa per il 18. E’ rimasto qualcuno? Sì, uno. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, appena sfiorato dalla vicenda Lusi.
Il fenomeno è così diffuso e trasversale che è difficile pensare a una regia. Più probabile che la debolezza della politica incoraggi il tiro al piccione da parte di pm desiderosi di «fare la Storia». Ma è una storia sommaria, perchè i danni politici precedono le sentenze giudiziarie. Un film già visto. E si è già visto a cosa porta: al perpetuarsi di vecchie pratiche con abiti nuovi. La cura non c’è. Ma una terapia contenitiva è possibile: ridurre il fiume di denaro che va ai partiti e il perimetro del settore pubblico all’interno del quale si muovono; accettare il fatto che la politica va giudicata con criteri politici e non giudiziari. Perché se poi non ne rimarrà davvero nessuno, cosa ci avremo guadagnato?