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Christo, ovvero l’arte di fare affari

Più che l’arte per l’arte, gli affari sono affari. E quando una giovane giornalista s’azzarda a chiedere a Christo quale sia il valore simbolico delle sue opere, lui taglia corto e, con sguardo beffardo, risponde: “Non mi interessa il valore simbolico, quello che so è che i bozzetti preparatori per la passerella sul lago d’Iseo sono soltanto una cinquantina, non ce ne saranno altri, e sono già quotati il doppio di quanto valessero un mese fa”. La platea applaude divertita e convinta, affascinata dai modi e dalla filosofia dell’artista che ha impacchettato ponti, palazzi e monumenti in giro per il mondo. A Brescia, in attesa che la passerella sul lago d’Iseo debutti il prossimo 18 giugno, il maestro introduce la mostra (aperta fino al 18 settembre) che racconta cinquant’anni di installazioni e raccoglie i bozzetti preparatori per realizzarle.
Per i critici e i curatori dell’esposizione è l’ultimo degli impressionisti, nipote della grande tradizione che ha illuminato il secolo scorso, capace di interpretare e fare rivivere in una dimensione poetica e astratta i luoghi dove interviene. Ma lui, che a Parigi ha respirato gli ultimi aneliti di quell’atmosfera, non pare interessarsene, mentre aspira e lo dice a chiare lettere alla libertà assoluta e incondizionata del suo estro artistico. Con candore fanciullesco lo sottolinea: “Io voglio essere libero di fare quello che voglio e per farlo servono soldi. Per questo i miei committenti sono le banche, io non posso aspettare che i collezionisti comprino le mie opere per essere libero di fare quello che voglio”. Lo stesso principio espresso da un imprenditore brianzolo avrebbe suscitato sdegno e riprovazione, Christo, al contrario, incassa sguardi compiaciuti e scroscianti applausi. Cinico e spietato, s’infervora solo quando gli chiedono se è vero che si autofinanzia. “Good question…”. E parte raccontando di come la premiata ditta Christo nasca a New York proprio per fare affari e vendere ciò che produce. S’inorgoglisce raccontando che il suo modello è studiato nelle università americane alla pari di quelli di Steve Jobs e Bill Gates, rimandando al web per approfondire l’originalità della macchina perfetta che ha saputo costruire. Il suo realismo è spietato e non concede nulla al sentimentalismo: “Vado dove amano le mie opere e per amarle bisogna comprarle”. Per questa ragione confessa di non aver mai pensato di realizzare una delle sue installazioni faraoniche in Bulgaria, terra dove è nato e da dove è fuggito a sedici anni, transitando per Praga, per poi approdare a Parigi. “È vero – aggiunge – sono nato in un paese comunista, ma adotto le strategie del mondo capitalista”.
Eppure non doveva essere così quando nell’immediato dopoguerra incontrò Jeanne-Claude (nata come lui il 13 giugno del’35, “ma da madri diverse”, sottolinea divertito), sua compagna per cinquant’anni e scomparsa di recente, che così descriveva il loro primo approccio: “Era povero, aveva un accento buffo e in lui tutto era sbagliato. Non avrei mai pensato che sarebbe diventato l’uomo della mia vita”. Insieme hanno realizzato opere straordinarie ed effimere dal Giappone agli Stati Uniti passando dall’Asia e dall’Europa: “I nostri progetti possono essere sembrati irrealizzabili, ma si sbagliavano: noi siamo sempre stati molto realisti”. Quel realismo che si è poi tradotto in una perfetta macchina per produrre profitto. Sono stati capaci di attendere anche molti anni prima di realizzare le loro visionarie idee, spesso portate a termine grazie all’amicizia con il potente di turno: è successo a Berlino per il Reichstag impacchettato e a New York per The Gates in Central Park. E anche se per realizzare un’opera di Christo il lavoro di squadra è fondamentale, è lui e soltanto lui l’artefice, il creatore e non divide, né concede meriti ad altri. Così come è collezionista di se stesso e i depositi con le sue opere sono sparsi in tutto il mondo, il più importante dei quali a Basilea. Svizzera è anche la banca che ha finanziato The Floating Piers, la passerella che farà camminare sulle acque del lago d’Iseo. In fondo Christo è la prova che con una buona idea e tanti soldi si possono realizzare grandi sogni. I suoi non sono miracoli, ma non è da tutti esserne capaci. Chapeau, monsieur Christo.