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Siria, massacro di bambini. Assad spara sulla tregua.

 IL SANGUE scorre a fiumi in Siria. Le armi dovrebbero tacere il 12 aprile  alle 6 del mattino, ma ormai la tregua sembra una pia illusione. Naci Koru,  il viceministro degli esteri turco, ha dichiarato al canale televisivo  Ndtv  che la scadenza è ormai «vuota» e che da oggi «comincia una nuova fase»  della crisi.

 Le vittime di ieri, lunedì di Pasqua, sarebbero state 104. L’«Osservatorio
 siriano per i diritti umani» ne ha contate 35 nel solo vilaggio di Latamna,  nell’area di Hama. Nella provincia della storica città-martire, ventimila  passati per le armi nel 1982, erano state trucidate 40 persone tre giorni  fa. Almeno 15 adolescenti e bambini di Latamna la vita è finita prima che
 arrivassero a compiere 18 anni. Otto donne sono state trucidate. Due  fuggitivi siriani sono stati colpiti a morte alle 3 e 30 al valico di Salama  sulla strada che collega la città di Azaz a Kilis, un centro della Turchia  meridionale che ospita 9159 profughi.  Secondo il governatore Yusuf Odabas altre 19 persone sono state raggiunte da  proiettili esplosi da militari di Bashar al-Assad. Nell’area si erano  affrontati i lealisti e i militari disertori del Free Syrian Army.

 In una seconda sparatoria sono stati feriti gravemente anche due cittadini  turchi, l’interprete della tendopoli dei dissidenti siriani Sevgi Topal e  l’agente di polizia Ali Kaplan, in servizio nell’accampamento. Alì Shaaban, un cameraman libanese della tv al-Jadeed, è stato fulminato al  confine con la valle della Bekaa, nel distretto di Wadi Khaled. Il primo
 ministro Najib Mikati, sostenuto dagli Hezbollah, ferrei alleati di Assad,  non ha potuto far a meno di reclamare «un’indagine sull’accaduto».
 
 IL MINISTERO degli esteri turco annuncia «misure appropriate se gli eventi
 si ripeteranno». Domenica l’omologo dicastero di Damasco aveva chiesto ai  ribelli una garanzia scritta che avrebbero «deposto le armi». Nel giro di  poche ore il comandante dell’Fsa, il colonnello Riad al-Asaad, aveva  rifiutato qualsiasi assicurazione alla «gang di criminali che domina il
 Paese». Kofi Annan, l’inviato della Lega Araba e delle Nazioni Unite, oggi  visiterà per poche ore un campo profughi nella provincia di Hatay. Il suo  piano di pace in sei punti pare defunto, anche se la Cina ha invitato le  parti ad applicarlo.

 La Casa Bianca è scettica perché non vede «nessun segno che il presidente
 siriano sia intenzionato a rispettare gli impegni presi». Sul terreno continuano a parlare le armi.
 Fonti ufficiali del regime ammettono l’assassinio di nove agenti di polizia  e di un militare ad Aleppo. «Human Rights Watch» sostiene che dalla fine del  2011, 101 cittadini, fra civili inermi ed esponenti dell’opposizione, sono  stati giustiziati «a sangue freddo» in dodici «esecuzioni di massa».