L’apprendista stregone
MENTRE Roberto Maroni in quel di Bergamo roteava la ramazza leghista al grido di «faremo pulizia», mi è tornato alla mente «L’apprendista stregone», uno dei cartoni animati firmati da Walt Disney che ha accompagnato la mia infanzia. I ricordi non riemergono mai per caso. Nella pellicola è Topolino a dover far pulizia in assenza dello stregone ma, moltiplicando le scope con una magia, finisce per combinare danni a catena e a risolvere i guai deve poi pensarci il burbero stregone di ritorno nell’antro. Non so se le cose andranno a finire nello stesso modo, ovvero se sarà Bossi a dover tornare a indossare i panni del padre padrone. Di certo i giorni di passione della Lega hanno proposto l’ex ministro degli Interni in una versione inedita. Dovendo assumere i connotati del leader, Maroni ha dovuto mettere da parte l’aplomb che l’aveva sin qui accompagnato, facendo risaltare modi e metodi per lui inusuali. È comprensibile la necessità di far breccia nel cuore della base, ma parole come «libertà» e «pulizia», accompagnate da scope, slogan e trombette da stadio in sottofondo, finiscono per perdere significato. Maroni leader dovrebbe essere altro rispetto a Bossi, altrimenti rischia di restare per sempre un apprendista stregone.