Rossi e la vendetta di Jerez
Debbo fare due premesse.
La prima. Il mio amico Guido Meda decisamente è più fortunato di me.
Infatti io ho un ricordo orrendo di Jerez. Era il 1997 e in questa sede già ho raccontato gli eventi crudeli di un week end indimenticabile in negativo. La collisione tra Schumi e Villeneuve. Un sogno che sfumava nel modo peggiore, dopo 18 anni di attesa. Il pandemonio che ne seguì. Sarebbe interessante pubblicare la lista di quanti, dopo il fattaccio, invocavano la cacciata di Michelone, indegno del Rosso Ferrari.
Ma è tutto caduto in prescrizione, persino la gioia di un giovane Valentino Rossi, lesto il giorno dopo ad andare a baciare la curva dell’incidente, perchè detestava il Cavallino. Mi capitò di parlarne con Schumi, tempo dopo. Mi disse: ah, è un ragazzo, un giorno capirà. Credo abbia capito, in effetti.
Seconda premessa.
I miei due amici di liceo mi ripetono sempre che Vale sì è stato un grandissimo, ma non c’è niente da fare, con l’anagrafe non si lotta, nel presente Lorenzo e Marquez sono decisamente superiori.
E io, che non capisco di moto, non capisco ma mi adeguo.
Però, dai.
In questa domenica andalusa non sembrava esserci, tutta questa differenza ‘imposta’ dalla diversità generazionale.
Infatti, ha stravinto Rossi. In Spagna. In una delle tante tane degli assi iberici. Uhm, per una volta vedere una corsa a Jerez mi ha persino divertito.
Dico, ma avere un po’ più di rispetto per noi vecchiacci no, eh?