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Quell’ultimo fatale appuntamento

SEMPRE più spesso si sente di uomini che uccidono la donna che li lascia. Per questi signori la perdita è l’abbandono, non la morte. Non vedo soluzioni a breve termine, perché non c’è all’orizzonte alcun mutamento nell’ottica sociale, scolastica, mediatica. Sarebbe innanzi tutto necessario che bambine, ragazze, donne siano più conscie dei pericoli che corrono, e scelgano meglio. E che anche gli uomini imparino a scegliere. Federica Campari, Milano

OGNI TRE GIORNI e mezzo, dall’inizio di quest’anno, una donna è stata vittima di femminicidio in Italia. In tutti i casi a colpire sono stati mariti e fidanzati gelosi, amanti respinti, parenti. Sono ex che non si rassegnano, uomini che perdono la testa e sterminano intere famiglie. Uno scoppio d’ira, l’ennesima lite, i rapporti deteriorati e la follia che sprigiona un raptus che non si ferma davanti a niente e nessuno, neanche ai figli. E succede anche che i carnefici cerchino di trovare delle scuse per giustificarsi. È un fenomeno, il femminicidio in Italia, che non si riesce a reprimere, nonostante l’inasprimento delle leggi. Allora, si cominci ad evitare la trappola dell’ultimo appuntamento: può sembrare banale, ma è una situazione molto pericolosa. Il potenziale omicida è pronto “alle rose o al coltello”, a seconda che lei dica sì oppure no. E poi, ai primi segnali di violenza, alzare le antenne: uno schiaffo in una coppia è un segnale premonitore, non bisogna sottovalutarlo. Perché un uomo violento difficilmente cambierà.
laura.fasano@ilgiorno.net