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La festa della Lube

LO SCUDETTO della Lube Macerata è una bella notizia per una serie di motivi. Come saprete dalle cronache dei nostri portali, i marchigiani hanno battuto al termine di un bellissimo tie-break l’Itas Trento, prendendosi la rivincita dopo le sconfitte in Coppa Italia e in Champions League e dimostrando di aver già completato un processo di crescita che non doveva raggiungere questi risultati già nel primo anno.

INTENDIAMOCI: è una bella notizia dal mio personalissimo punto di vista, non pretendo che gli amici di Trento siano d’accordo. Ma siccome su questo blog ne ho elogiato più volte l’organizzazione e il valore non solo tecnico, per una volta anche loro accetteranno (spero) le considerazioni che seguono, che sono esclusivamente personali e ben poco professionali. E questa scusa valga anche per gli amici della mia Modena, che già sento protestare.

SONO contento prima di tutto per motivi familiari. Perché mia madre è di Montefano, un paese dell’entroterra maceratese, e quindi immagino che a casa abbia brindato. La mamma è sempre la mamma. Le Marche sono una regione che dal punto di vista pallavolistico non tradisce mai, dovrebbero essere protette con un marchio, come i prodotti tipici alimentari, per dire.

SONO contento per Alberto Giuliani, al quale un giorno sarà affidata la nazionale, penso, perché è davvero bravo e lo ha dimostrato sia quando ha vinto, con Cuneo due anni fa e con la Lube adesso, ma soprattutto quando ha perso. E poi è marchigiano anche lui, settempedano di San Severino.

SONO contento per Dragan Travica, che forse non diventerà mai uno dei migliori alzatori al mondo, ma ha due attributi grandi così e soprattutto ha la forza di convivere con i suoi limiti (quanti sono capaci di farlo, non solo nel volley?), a volte sbaglia ma di sicuro non è uno che si arrende.

SONO contento per Cristian Savani, anche se la partita nel momento migliore l’ha vista da spettatore. Intanto, mentre era in campo, pur giocando male aveva avuto a mio parere l’atteggiamento giusto, aveva aggredito il match mentre molti compagni erano troppo molli. E poi alla fine l’ha dedicato a Bovolenta, questo successo. Ed è sempre bello scoprire che ci sono giovani che ancora sanno che cosa sia la memoria e la gratitudine.

SONO contento, soprattutto, per Stefano Recine. E’ troppo navigato per non aver imparato che la vita, ancora prima del volley, ti regala in modo spietato dolori immensi e gioie fragorose, anche a distanza di poco tempo. Non c’è niente che ridarà il Bovo, né a lui né a noi. Ma chi ha sofferto tanto, la felicità se la merita un po’ di più. Per lo stesso motivo, sono contento anche per Albino Massaccesi. Se dirigenti così ci fossero in tutte le società, il volley non avrebbe le rughe che mostra.