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Essere ferrarista significa…

So che qualcuno recentemente mi ha chiesto cosa io intenda quando evoco la figura ideale del vero ferrarista.
Ovviamente parlo esclusivamente per me medesimo, senza avere la pretesa che la teoria sotto esposta sia la verità assoluta.
Prima cosa. Pur rispettando la globalizzazione e pur essendo conscio che oggi Ferrari e’ un marchio fiscalmente ubicato in Olanda o chissà dove, ingenuamente io rimango un italiano orgoglioso di essere tale. So perfettamente che viviamo l’epoca del vaffanculo e del disprezzo di ogni riferimento patriottico. Ma ho girato il mondo centinaia di volte, sto per partire per la mia quattordicesima edizione delle Olimpiadi, anche causa F 1 sono stato cittadino del pianeta e però sono sempre stato contento di tornare a casa. Non condivido il pessimismo cosmico sull’Italia che abbiamo, al massimo ho pensato di trasferirmi in Australia ma alla fine Sassuolo, pochi passi da Maranello, vale Sydney senza mare e la Ferrari in questa convinzione c’entra tanto. Ovunque, fossi in Giappone o ad Abu Dhabi, per il calcio o per le macchine, sentivo nei locali l’invidia per la mia italianità di cui la Ferrari era la prima espressione.
Quindi, un ferrarista vero vede e denuncia i difetti della sua patria, ma non la rinnega. Right or wrong, my country. Per questo ieri mi arrabbiavo al telefono con Briatore, quando insisteva che per tornare a vincere la Rossa deve aprire una fabbrica oltre Manica. No, grazie. Ci sono già passato, ai tempi di John Barnard.
La seconda virtù di una ferrarista vero e’ la conoscenza della storia. So che è’ dura , ci sta gente in giro che crede che la F1 sia nata con Vettel o con Alonso! Eh insomma, che pazienza ci vuole con i citrulli moltiplicati da Internet. Ma io ero bambino, fine anni Sessanta, e mio padre muratore mi diceva: ma questa Ferrari non vince mai! E aveva ragione Papa’, perché da Surtees64 a Lauda75 passarono undici anni e da Jody79 a Schumi2000 passarono ventuno anni e quando tornai da Suzuka mio babbo aveva il magone, sai mi disse che al bar c’erano vecchi come me che leggevano a voce alta il tuo articolo manco fosse il proclama della vittoria del maresciallo Diaz alla fine della prima guerra mondiale?
E allora, vuoi, con una storia così, che io mi stia ad irritare su qualche tizio passa di qua, nel Clog, e pretende di insegnarmi il mestiere, cosa scrivere dovrei, anzi, meglio, alcuni persino sostengono che dico bianco pensando nero?!?
Ma no, la compassione e’ il motore del mondo. L’ho detto a mio fratello Quattropalle, una delle belle persone che ho conosciuto qui dentro: va bene la leggenda del Vecchio e quando c’era Lui eccetera, ma guarda che la leggenda Ferrari e’ figlia della resistenza, meglio, della resilienza come si dice oggi , ai dolori, alle sconfitte, alle delusioni, anche alle cazzate di chi comanda a Maranello. Una volta Marchionne mi ha detto: guardi Turrini che io sono un italiano cresciuto all’estero e per me la Ferrari, quando non ero nessuno, era un cordone ombelicale con la patria. Gli ho risposto: allora me lo dimostri da presidente, grazie.
Infine, secondo me un ferrarista vero non mette mai il pilota davanti alla macchina. Io ammiro chi tifa il driver e non la macchina, a parte i notori casi clinici. Ma per me, che pure sono dichiaratamente raikkoniano, la Rossa viene prima di tutto. Non avevo alcuna simpatia per Alonso, ma se avesse vinto il mondiale nel 2010 o nel 2012 sarei stato felice e lo scrissi all’epoca. Schumi l’ho adorato, mi ha regalato anni di emozioni indimenticabili ma non ho mai immaginato che la storia Ferrari cominciasse o finisse con lui. Vettel idem: e’ un mio pupillo dai tempi BMW, gli archivi sono lì, una delle cose buone di Internet, spero di mondiali con la Rossa ne vinca almeno tre perché mi seccherebbe se fosse Hamilton ad eguagliare il Settebello iridato di Schumi . Ma passerà anche Seb come passerà Kimi e a Dio piacendo la Ferrari sarà ancora qui e fin quando avrò salute, a prescindere dal successo personale immeritato che ho, ecco, io sarò ancora qua a tifare Ferrari e solo Ferrari, ho sotto la pelle Bandini e Giunti e Gilles e quando il Vecchio nel 1982 mi regalo’ una pergamena e mi disse lei e’ bravo ma la smetta di rompermi i coglioni con le sue critiche, ecco, avevo 22 anni e ho pensato che questa sarebbe stata per sempre la mia passione, la mia emozione, una parte della mia vita.
Torneremo a vincere il mondiale nel 2028 e quella domenica, vecchio bacucco che sei, riaprirai il Clog.
Ps. Dopo un testo così, sarei tentato di bloccare i commenti sotto, tanto vado a Rio e scriverò di Olimpiade, altro mio amore. Ma sempre tra noi ci sarà qualcuno che merita un attimo di attenzione…