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Tirando notte con Paltrinieri a Rio

Come può essere sciocco il cuore!
Confesso di essere un poco agitato.
Non per le imprese dei nostri tiratori, pure bravissimi.
E neppure per i 100 metri di Bolt, ammesso siano solo suoi. Saranno certamente formidabili e sarà un piacere goderseli dal vivo.
No.
Forse non tutti sanno che, in stile Settimana Enigmistica, io sono un modenese di Sassuolo.
Mi sciroppo l’Olimpiade dalla seconda metà degli anni Ottanta.
E non ho mai visto un conterraneo vincere l’oro ai Giochi.
L’ultimo a riuscirci fu Claudio Vandelli, ciclista mio coetaneo, tifosissimo della Ferrari. Sali’ sul gradino più alto del podio nella crono squadre di ciclismo. Los Angeles 1984.
E io non c’ero ancora, come ovviamente non potevo esserci ai tempi di Braglia il ginnasta o di Pavesi l’altro ciclista.
Voi direte, giustamente, che una Olimpiade ha un valore universale e chi se ne frega dei localismi.
Sono d’accordo ma non posso farci niente.
Gregorio Paltrinieri, in vasca tra poche ore, capisce il mio dialetto. Conosco bene i suoi genitori, la mamma ha il terrore dell’acqua (giuro!), il papà invece è stato il primo allenatore. Sono entrambi qui con me. La tensione ci divora, potete ben immaginare!
Io penso a Greg, al suo paese, Carpi, alla suggestione che ci portiamo dietro nel passaggio ultra secolare tra il maratoneta della strada, Dorando Pietri, carpigiano anche lui, e il maratoneta della piscina, appunto mio…nipote Greg.
E mi viene anche in mente che domani fanno 28 anni senza Enzo Ferrari.
E’ una notte così, qui a Rio.
Molto modenese.
Quanto lo sarà alla fine, vorrei saperlo adesso, in anticipo.
Eh, che sciocco il cuore!