Saranno giornalisti
Prima o poi la domanda arriva. «Direttore, vorrei diventare giornalista, cosa devo fare?». E in quegli occhi carichi di entusiasmo, nei quali leggi lo spirito di chi si immagina già inviato, ci si rivede, tali e quali a come si era trent’anni fa. E ripensi alla risposta di quel collega, scafato, annoiato e ammiratissimo, che senza pietà ti gelò il sangue: «Perché rovinarsi la vita?». Ma al Festival internazionale del giornalismo di Perugia non si può essere così brutali con tanti giovani aspiranti colleghi.
E ALLORA parti con una battuta, ti attacchi alla previsione di Rupert Murdoch che dà per certa la fine della carta stampata entro vent’anni. Un’oscura profezia che può sembrare fin troppo benevola a giudicare dall’aria che si respira nelle redazioni. Volano i ricordi. Nel 1985 (preistoria) avevo il duplex in casa, ovvero dividevo il telefono con l’inquilino del piano di sopra perché la Sip non aveva numeri a sufficienza nel quartiere dove vivevo ed ero a Bologna, mica in capo al mondo. In quegli stessi anni con altri due amici fondammo una società, la Erretia, nome assai bruttino che stava per Ricerca telematica applicata. Credevamo nel Videotel, l’antenato di Internet, e intanto all’istituto di discipline della Comunicazione studiavamo la società del futuro. Simon Nora e Alain Minc, due studiosi francesi, in un prezioso libricino intitolato «Convivere con il calcolatore» ci introducevano in quel mondo fatto di reti, di informazioni che viaggiavano in tempo reale, di democrazia telematica. Ma a casa avevo il duplex, tutto questo sembrava fantascienza e mio padre quando seppe dell’Erretia voleva smettere di pagarmi l’università perché, a suo avviso, danneggiava il mio equilibrio psichico. Forse Murdoch ha ragione, ma agli aspiranti giornalisti non interessa proprio un bel niente. E in fondo noi colleghi scafati e loro giovani eredi di questo antico mestiere chissà cosa inseguiamo, cosa vediamo nel nostro lavoro. Se non ci sarà più la carta, ci sarà qualcosa di diverso. Cosa ci aspetta lo si potrebbe chiedere a Nora e Minc, ma al festival del giornalismo di Perugia non si sono visti. C’è tempo, magari l’anno prossimo. E intanto continuiamo a inseguire le notizie.