Atalanta, capolavoro Colantuono: come essere più forti di tutto, nel nome di Morosini
Se non avesse i 6 punti di penalizzazione che le hanno inflitto per colpa di Cristiano Doni, oggi l’Atalanta sarebbe settima in classifica con 52 punti a 3 giornate dalla fine.
Un risultato straordinario che premia lo sforzo collettivo sostenuto da un’identificazione totale dei tifosi con la loro squadra. Nei 104 anni della sua storia, la Dea non aveva mai vissuto un’avventura come questa e nessun atalantino la dimenticherà mai.
I meriti devono essere ascritti alla società di Antonio Percassi; alla direzione tecnica di Pierpaolo Marino; alla stagione più esaltante di Stefano Colantuono, 49 anni, detentore del record di punti nerazzurri in serie A (50, stagione 2006-2007) che ha già virtualmente battuto e ora più che mai può battere anche nella classifica con la penalizzazione; al gruppo dei giocatori, dove non ce n’è uno che si sia tirato indietro e del quale fanno parte sette ragazzi usciti da Zingonia.
Già, Zingonia. L’eldorado atalantino. Le chiavi le possiede Mino Favini e ogni giorno, da quel 14 aprile, lui, come noi, come chiunque abbia nel cuore Morosini, pensa a Piermario. Nell’annus horribilis che è stata costretta a vivere fuori dal campo (l’inchiesta scommesse, il tradimento di Doni, la penalizzazione, la tragedia di Pescara), l’Atalanta è stata più forte di tutto, nel nome del ragazzo del Monterosso che sorrideva sempre. Due partite in casa in quattro giorni, due vittorie da festeggiare sotto la Curva Pisani e sotto la Curva Morosini. Come dicono a Liverpool, questa è una squadra che non camminerà mai sola.
Xavier Jacobelli