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Il populismo di Monti sulla spesa pubblica

Proviamo a ricapitolare. Il ‘tecnico’ Mario Monti mesi fa ha incaricato il ‘tecnico’ Piero Giarda di fare il punto sui possibili tagli alla spesa pubblica, il ‘tecnico’ Piero Giarda si è rivolto al viceministro dell’Economia, il ‘tecnico’ Vittorio Grilli, e al ragioniere generale dello Stato, il ‘tecnico’ Mario Canzio, ma non ne ha ricavato nulla. Porte chiuse, dossier sigillati: non basta appartenere al comune Empireo dei tecnici per remare nella medesima direzione. Il ‘tecnico’ Mario Monti ha allora affidato pieni poteri al ‘tecnico’ Enrico Bondi, per l’occasione nominato ‘commissario’. Non pago, sul sito del governo ha invitato i cittadini a segnalare «sprechi» per «aiutare i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili».  Viene il sospetto di essere su Scherzi a parte. Possibile che tutto questo fior fiore di tecnici abbia bisogno delle segnalazioni di noi comuni mortali? E che ne sanno, poi, «i cittadini»? Se Monti si fosse rivolto ai quadri intermedi della pubblica amministrazione, avrebbe forse avuto un senso; ma il senso dell’appello al popolo è e non può che essere un altro: il populismo, appunto. Un’inizativa tipica delle leadership carismatiche alla ricerca di un contatto diretto ed esclusivo con la nazione. Esattamente quel che Mario Monti sta facendo. Il calo di fiducia dell’opinione pubblica nei suoi confronti (dal 73 al 40%) ha infatti innescato un gioco al rilancio con i partiti: loro alzano la voce vedendolo debole; lui alza la voce per riguadagnare posizioni. E ciascuno lo fa, naturalmente, in nome del popolo e in difesa dei suoi superiori interessi. Nasce così il populistico appello sulla spesa pubblica, di cui dà conto il sito del governo nella sezione «Spending review». Appello  che viene dopo l’invito a denunciare in forma anonima gli evasori fiscali. Si cerca così di innescare un processo che, facendo leva sul  comprensibile senso di frustrazione che pervade il cittadino medio di fonte all’evidenza di un Paese ingovernabile, può produrre effetti diversi e persino opposti. Gli ottimisti ci vedranno la possibilità d’una affermazione del sentimento, oggi di gran moda, del «bene comune». I meno ottimisti, vi leggeranno invece un semplice invito alla delazione.  Una prassi da stato di eccezione. Un’idea illuminista che ricorda i ‘Cahiers de doléances’, quei «quaderni delle lamentele» che a cavallo della Rivoluzione del 1789 servirono a far sfogare il popolo francese e a conoscerne gli umori più profondi. Che il commissario Bondi stia lì a leggersi le mail della casalinga di Vogera sull’inefficienza dell’ufficio postale sotto casa, è difficile crederlo. Difficile anche credere che i quattro (ma se ne cercano altri quattro, part-time) pur volenterosi addetti di palazzo Chigi al ‘Dialogo con il Cittadino’ possano dare un senso compiuto alla presumibile valanga di segnalazioni che riceveranno. 
Durante la Prima repubblica, quando non si voleva o non si poteva risolvere un problema si nominava un’apposita  commissione. Ora vanno di moda i commissari. E gli appelli diretti al popolo.