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Colesterolo e ipertensione, tenerli a freno è un gioco

Brisighella Heart Study, l'articolo pubblicatoI sani stili di vita possono essere divulgati, tramandati e riprodotti ovunque. Ma come? Semplice come un videogame. I benefici riscontrati nel paese di Brisighella, con le sue abitudini salutari estese a tutta la popolazione, la longevità, possono diventare patrimonio di pubblica utilità anche fuori dal comune. Grazie a un progetto educazionale voluto da MSD Italia,  consociata di Merck & Co, progetto racchiuso nel sito www.atuttocuore.it che tutti possono consultare liberamente per avere cuore e arterie in piena efficienza. Il vero segreto di Brisighella, dicono gli artefici del programma, è nel sorriso: se c’è una lezione che questo studio scientifico ha insegnato è che si può avere un cuore sano con piccoli accorgimenti nello stile di vita senza subire regole e divieti. E per prendersi cura del cuore, nel sito, ora c’è un gioco, il brisigame. Ne hanno parlato, al Carlton di Bologna, con il sindaco Davide Missiroli, due medici illustri: Sergio D’Addato, ricercatore e coordinatore del Brisighella Heart Study, e Claudio Borghi, docente di medicina interna all’università di Bologna. Ecco un brano magistrale della presentazione del professor Borghi.

Lo studio di Brisighella, inizia nel 1972, quando l’epidemiologia delle malattie cardiovascolari era ai primi passi. In realtà, alcune esperienze storiche in campo cardiovascolare erano già iniziate come lo studio Framingham e il Seven Country Study che si ponevano l’obiettivo di trovare una correlazione tra le malattie cardiovascolari e alcune caratteristiche particolari presenti nella popolazione e che sarebbero poi state identificate con il termine attuale di fattori di rischio cardiovascolare.

La peculiarità fu quella di incentrare la ricerca oltre che sul ruolo dell’ipertensione, che già stava accumulando evidenze, sui alcune caratteristiche del profilo lipidico e sullo stile di vita della popolazione. In particolare i fattori di rischio lipidici erano, allora, solo in fase di definizione preliminare (non si parlava ad esempio di colesterolo HDL) e tutta da definire era la loro correlazione con lo sviluppo e la prognosi delle malattie cardiovascolari. Si iniziava solo allora a parlare dell’ipotesi lipidica dell’aterosclerosi, che nasceva dall’avere osservato la presenza di placche occludenti nelle arterie il cui sviluppo e progressione sono stati progressivamente spiegati negli anni a venire soprattutto dopo l’avvento dei farmaci ipolipemizzanti dapprima i Fibrati e quindi le Statine, che hanno dimostrato non solo che le placche potevano essere arrestate nella loro crescita, ma anche la possibilità di una regressione delle stesse a seguito della riduzione dei livelli di colesterolemia. Inoltre erano poche le evidenze, che la modifica dello stile di vita potesse influire sugli eventi cardiovascolari.

Il Professor Descovich ebbe quindi l’idea, sicuramente pionieristica, di dar vita ad uno studio epidemiologico, tutto Italiano che verificasse la correlazione tra i fattori lipidici, ipertensione arteriosa, parametri antropometrici e abitudini di vita (alimentazione e attività fisica) e le malattie cardiovascolari. Lo studio fu progettato sin dall’inizio come una osservazione a lungo termine con controlli nel tempo dei soggetti partecipanti e con il monitoraggio della morbidità e mortalità della popolazione. Tutto questo si rese possibile grazie a una stretta collaborazione, sino ad allora mai sperimentata, con l’amministrazione pubblica del Comune di Brisighella che, in particolare, nella persona del sindaco di allora, Egisto Pelliconi, dimostrò una lungimiranza non comune mettendo a disposizione il supporto logistico e amministrativo per l’iniziativa.

Allo studio contribuirono inoltre i medici dell’ospedale e in particolare i medici del territorio che compresero da subito il valore della l’iniziativa come una prerogativa unica per i miglioramento della salute dei loro assistiti. Altro aspetto antesignano dello Studio di Brisighella fu la verifica della possibilità che un programma di intervento che coinvolgesse tutta la popolazione, compresi i bambini delle scuole, potesse tradursi in una inversione dell’andamento negativo dei fattori di rischio misurati. L’intervento si articolò principalmente su modifiche dello stile di vita della popolazione, promuovendo sia un’alimentazione più sana (senza però allontanarsi dalle tradizioni della Romagna) sia l’aumento dell’attività fisica nei soggetti sedentari. Per realizzare questa ambiziosa parte del programma si decise di trasformare i bambini stessi in promotori di salute all’interno della famiglia con una scarto antecedente di almeno 30 anni rispetto a programmi analoghi sviluppati ai giorni nostri.

Questo intervento, scrive il Professor Borghi, ha prodotto notevoli risultati non solo in termini di riduzione del livello dei fattori di rischio ma anche in termini di riduzione di mortalità. Su questa base di reciproca fiducia tra «Quelli di Bologna» e la popolazione di Brisighella, lo studio ha continuato a crescere seguendo quello che la ricerca proponeva con la intenzione di essere sempre un passo avanti alle malattie cardiovascolari, per tagliare loro la strada nel caso volessero investirci. In particolare, oltre ai parametri esaminati all’inizio, si sono esaminati altri parametri laboratoristici (es. la lipoproteina (a) contribuendo alla loro identificazione quali determinanti del rischio cardiovascolare. A questo si sono aggiunte nuove metodiche di indagini strumentali es. la misurazione della stifness arteriosa, anch’essa anticipando i tempi. Alla luce del panorama di ricerca attuale una nuova sfida è stata lanciata al Progetto Brisighella. Nel 2008 è iniziata la raccolta del DNA nella popolazione e promossa la creazione di una biobanca che ad oggi risulta costituita da più di 2000 campioni.

Le biobanche sono istituzioni che raccolgono e conservano campioni di sangue, DNA, tessuti, cellule e informazioni cliniche, sono uno strumento essenziale per lo sviluppo di nuovi farmaci e metodi diagnostici innovativi. La BHS-BB (la biobanca creata all’interno del Progetto Brisighella), al pari di altre biobanche italiane, partecipa con entusiasmo a questa iniziativa con l’obiettivo di incrementare il numero dei campioni conservati, migliorarne la qualità, ridurre la frammentazione, garantire ai ricercatori europei l’accesso ai campioni, nel pieno rispetto dei diritti dei donatori. Lo studio è stato inserito nel corso del tempo in vari programmi di ricerca nazionali e internazionali.

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