Farmaci intelligenti proteggono le ossa dal diabete
Il diabete danneggia le arterie, provoca guasti dagli occhi alla punta dei piedi, e per giunta attacca pure le ossa. Al punto che c’è un aumentato rischio di fratture nelle persone con glicemia elevata. Ma questo processo si può e si deve fermare. Una ricerca indagherà i meccanismi alla base dell’effetto protettivo di alcuni farmaci intelligenti, per così dire, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a ottenere la terapia utile a questo scopo. Questo il senso di uno studio Made in Italy premiato con una borsa di studio della Fondazione Lilly nell’ambito del progetto «La Ricerca in Italia: un’Idea per il Futuro».
LA RICERCATRICE PREMIATA: RISCHIO FRATTURE E STRESS OSSIDATIVO
«Le persone con diabete, ha affermato la vincitrice, Ilaria Barchetta, del Centro di Diabetologia dell’Università di Roma, La Sapienza, subiscono gli effetti deleteri dell’esposizione cronica a elevati livelli glicemici, con un conseguente stress ossidativo sull’osso. Per non parlare degli effetti negativi a cascata indotti da una malaugurata frattura ossea».
Gli studi più recenti hanno mostrato che i pazienti in terapia con gli inibitori della dipeptidil-peptidasi 4 (DPP-4) hanno una migliore condizione dell’osso: il progetto indagherà la correlazione tra l’impiego di questi farmaci e i livelli di vitamina D. Il progetto coinvolgerà 200 pazienti, ed è stato riconosciuto da un centro d’eccellenza straniero come il migliore tra quelli presentati da ricercatori under 35, e riceverà una dotazione di 210 mila euro in tre anni, ha precisato Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità e membro del board scientifico della Fondazione Lilly.
IL MINISTRO LORENZIN: SPAZIO ALLE DONNE E COMPLIMENTI ALL’ITALIA
«La ricerca sta dando tante soddisfazioni all’Italia – ha dichiarato da parte sua il ministro Beatrice Lorenzin, intervenuta alla presentazione del progetto della Fondazione Lilly – è un asset strategico di sviluppo ed è anche il nostro presente. Su questo presente possiamo costruire un futuro positivo per pazienti e ricercatori. La ricerca inoltre è sempre più al femminile. Ha un tasso rosa altissimo e quindi nei comitati scientifici ci vuole qualche donna in più».