Traffico di armi verso Iran e Libia, la Procura indaga
Armi destinate principalmente a Teheran e ai miliziani dell’Isis in Libia. Questo il preoccupante
scenario emerso nel blitz della Procura della Repubblica di Napoli con i quattro fermi eseguiti dal
Nucleo della Tributaria della Finanza di Venezia. Al centro dell’attenzione i coniugi di San Giorgio
a Cremano Mario Di Leva, 69 anni convertitosi all’Islam con il nome di Jaafar e la moglie
Annamaria Fontana 64 anni immortalata in una immagine accanto all’ex presidente iraniano
Ahmadinejad. I due coniugi pur residenti in Italia “sono stati stabilmente all’estero, hanno potuto
soggiornare a lungo in alcuni Paesi del medio Oriente – scrivono ancora gli inquirenti – e hanno
potuto frequentare e conoscere alti esponenti del mondo politico e religioso locale. I contatti di
maggiore importanza sono riferibili al contesto iraniano e al contesto libico”. Facendo un po’ di
dietrologia nel giugno 2011, su iniziativa del Servizio Centrale Investigazione Criminalità
Organizzata, nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli era emerso che un
affiliato a un clan camorristico dell’area casalese era stato contattato da un appartenente alla
cosiddetta “mala del Brenta” che cercava esperti di armi da inviare alle Seychelles per addestrare
mercenari somali. Dalle indagini emersero le responsabilità di un somalo con cittadinanza italiana,
parente del deposto dittatore del Puntland (Somalia), che aprirono nuovi scenari d’inchiesta. Oltre ai
due coniugi risulta coinvolto anche Andrea Pardi amministratore delegato della Società Italiana
Elicotteri srl per via di alcune vendite di elicotteri fatte a paesi come Iran e Libia attraverso varie
triangolazioni servendosi in un caso di una società basata in Ucraina facente capo a soggetti italiani.
I miliziani dell’Isis come armamenti da tempo usano anche armi italiane come le pistole Beretta
M9. La maggior parte dei fucili usati sono comunque gli Ak, soprattutto russi e cinesi. Molti dei
kalashnikov sono vecchi, anche se è stata registrata la presenza di alcuni Ak-74M più moderni,
ritenuti dagli esperti bottino proveniente dai depositi dell’esercito siriano. Sono stati inoltre
identificati fucili cinesi, croati, belgi e austriaci e fucili di precisione per tiratori scelti come
l’iraniano Sayyad-2 AM50, usati dalle forze irachene, e il cinese Zijiang M99, impiegato nell’area
dal Free Syrian Army. Ma ci sono anche l’M16A4 di fattura statunitense, mitragliatrici multiuso
M80 di fattura cinese a cui sono stati applicati nuovi numeri di serie, lanciarazzi M79 Osa, da 90
mm, con efficacia anticarro e contro posizioni fortificate, lanciagranate RBG-6, semi-automatico
leggero da fanteria e la mitragliatrice pesante DShK 1938, Dushka. La Dushka ha diversi utilizzi,
tra cui arma antiaerea e arma di supporto alla fanteria; ha una cadenza di 600 colpi al minuto. La
situazione italiana resta paradossale, ripensando alla normativa, la legge 185/1990 che disciplina il
traffico di armi classificate “militari”. Infatti se da un lato si assiste ad un mercato occulto di armi
che ha portato ai recenti arresti c’è anche da dire che dalla legge sulle esportazioni restano escluse
quelle situazioni che rientrano nella legge 110/1975, ossia: le armi staccate in pezzi, le munizioni e
le armi in dotazione alle forze dell’ordine, che eludono qualsiasi controllo. Tutto ciò, quindi, ha reso
possibile la nascita di un mercato alla luce del sole e incontrollato di armi smontate.
