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Terremoto Emilia/ Cibo, preghiere e abitudini diverse: la solidarietà abbatte le barriere tra italiani e stranieri

 FINALE EMILIA (Modena)«NEL CAMPO 2, vicino al tendone del Comune che in tempi normali ospita i campi da tennis, il simbolo della convivenza difficile sono diventate le bistecche», confida scandalizzato un volontario. Nei giorni scorsi qualche sfollato musulmano le ha buttate via. L’assessore comunale allo sport, alle pari opportunità, all’associazionismo e alla consulta per gli stranieri Lisa Poletti, 33 anni, non conferma l’episodio, ma ammette che il problema
 esiste: «Per qualche giorno continueremo ad arrangiarci con pasta al succo  di pomodoro, formaggi e tonno in attesa di una soluzione».
   CHE POTREBBE  venire dal ‘referente’ del Comune per i marocchini (vedi box
 sopra) Mohammed Messari, 40 anni, suddito di re Mohammed VI, da un mese cittadino italiano e titolare di una macelleria che rispetta i canoni islamici per l’uccisione degli animali. Il Comune lo ha munito di un badge, di una pettorina gialla con la scritta ‘mediatore culturale’, e gli ha
 chiesto un preventivo. Nella tendopoli sistemata nello stadio comunale gli stranieri sono poco meno della metà, duecento su circa cinquecento. Ma in un altro accampamento gli islamici sono addirittura il 75 per cento. Lisa Poletti, assessore di una giunta di centro sinistra e sposata con un
 marocchino, spera che il dopo-terremoto possa diventare un laboratorio di convivenza. «In ogni campo – spiega Mohammed – abbiamo individuato un paio di interlocutori fissi. In quelli più grandi sono addirittura tre».
  LISA POLETTI  si spinge a ipotizzare per tutti una serata tajine, un piatto di terracotta nel quale in Marocco vengono serviti pollo, agnello e contorni. Potrebbe essere un venerdì. Più prosaicamente per le forze dell’ordine gli ‘interlocutori’ saranno anche incaricati di garantire la tranquillità degli accampati. Finora non si è andati oltre gli ‘screzi’ non gravi. Ma il caldo è alle porte e l’emergenza non si scioglierà in pochi giorni. Mohammed Messari calcola che i suoi compaesani siano almeno ottocento e che molti siano intenzionati a «tornare in patria».

 «Dieci famiglie hanno già rimandato in Marocco i figli», racconta a sostegno
 della sua teoria. Driss Rochdi, il console del Regno a Bologna, ieri ha visitato i connazionali per raccogliere esigenze e richieste. «Molti erano disoccupati già prima del sisma», annota Messari.
 L’assessore comunale alle attività produttive Angelo D’Aiello annuisce: «Dal 2008 qui sono persi circa 400 posti di lavoro».
  NELL’ACCAMPAMENTO  dello stadio di Finale è stato individuato, su richiesta
 dei senza casa islamici, il sito che ospiterà i riti religiosi. E’ una grande tenda bianca che i responabili dell’insediamento, affidato all’Associazione Nazionale Alpini del Piemonte e della Valle d’Aosta,  definiscono con molta determinazione «polivalente».  La struttura dovrà ospitare anche altre attività, in particolare per i bambini della tendopoli, e non diventerà un luogo di preghiera riservato solo ai musulmani. C’è da sperare che il fermo proposito sia mantenuto.