Terremoto Emilia/ Ripartire, una corsa tra le macerie. “La burocrazia uccide le aziende”
MIRANDOLA (MODENA)«NON CHIEDIAMO la carità e neppure finanziamenti a fondo perduto, ma prestiti a lungo termine, 8-10 anni, e a tassi agevolati. Si deve fare
presto, molto presto. Altrimenti questo territorio muore. Ci diano l’ossigeno e in poco tempo ci rimettiamo in piedi».
Alberto Mantovani, 75 anni portati con disinvoltura, fisico asciutto da appassionato di bicicletta, scruta la sua creatura, la Mantovani Benne, più di cento dipendenti in tutto il mondo, Cina compresa. L’anno prossimo l’azienda, come la figlia Roberta, compirà 50 anni. Il terremoto l’ha ferita. I danni sono seri, molto più gravi di quelli che si possono vedere dall’esterno. Una parte del capannone dei pezzi di ricambio e dell’assistenza post vendita dovrà essere demolita.
La base di alcuni pilastri dello stabilimento che sta di fronte è crepata. Secondo i tecnici dovranno essere consolidati e fasciati, forse utilizzando sofisticate fibre di carbonio. La mano possente del terremoto ha spostato le strutture verso nord, a volte di qualche centimetro. I danni potrebbero ammontare a un paio di milioni di euro. Fra i tanti contatti di questi giorni convulsi lo ha impressionato il faccia a faccia con l’assessore
comunale alle attività produttive Roberto Ganzerli: «Ci siamo visti questa mattina. La frase chiave è stata questa. Se andiamo con la burocrazia non ne veniamo più fuori».
Stefano Provasi, titolare della Tecnoline, un’impresa che produce sacche per
la dialisi, 90 dipendenti, sottoscrive in pieno: «Per fortuna le nostre trenta macchine sono salve. Vorrei costruire strutture temporanee al posto quelle crollate, ma la burocrazia ci ammazza. Abbiamo aspettato 5 giorni solo per avere il permesso di demolire».
La lotta contro il tempo è una questione di vita o di morte. «Le aziende sono tutte ferme – spiega Mantovani – da noi saranno necessari tre o quattro mesi per tornare in piena efficienza. Ma dopo lo stop arriveranno gli ordinativi? I clienti mi aspetteranno? Mirandola è nota per il distretto biomedicale. Sono presenti qui alcune multinazionali, come la B.Brown tedesca, la Gambro svedese e la Dideco del gruppo italiano Sorin. In due secondi possono decidere di andarsene».
L’IMPRENDITORE pensa a prestiti delle banche a un tasso dell’ 1,5 per cento
e a una moratoria sulla restituzione del capitale nei primi due anni. «La
differenza fra l’1,5 per cento e il 5,5 per cento – ipotizza – dovrebbe essere garantita dallo Stato o dalla Regione, magari chiamando in causa la Cassa Depositi e prestiti. In passato in Italia si faceva. Far ripartire le aziende è la priorità assoluta. Io ho la casa inagibile, mi ospita mio
figlio Paolo, ma la ricostruzione degli alloggi deve venire dopo. Solo se ripartono le fabbriche, si possono far arrivare soldi alla comunità, anche per le case. In Germania nel dopoguerra hanno rimesso in piedi il Paese in questo modo».Succederà anche nella scalcagnata Italia del 2012? Il presidente Giorgio Napolitano tenta di rassicurare i cittadini provati dal sisma: «Lo stato
interverrà in coerenza con gli impegni. Nessuna persona, nessuna famiglia
che ha subito danni o lutti deve sentirsi dimenticata».
La Giunta regionale, intanto, su proposta del presidente Vasco Errani, chiede al governo di sospendere imposte e tributi per cittadini e imprese colpite dal sisma, chiedendo un decreto che definisca gli interventi urgenti in Emilia-Romagna. Enzo Raisi, deputato bolognese di Fli è sulla stessa lunghezza d’onda e ha
chiesto di convocare il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà e le associazioni di categoria locali per mettere a fuoco l’importo dei danni.
«IL GOVERNO – propone – dovrebbe mettere in campo un accordo con le banche
per costituire un fondo di garanzia». Il sisma continua a farsi sentire. Dalle 24 alle 19 le scosse sono state 27. La più forte è stata di 2.9 gradi della scala Richter.