Terremoto Emilia/ “Ci trasferiamo in una fabbrica degli anni Sessanta. E ripartiamo”
MEDOLLA (Modena) «VEDE quel capannone? Ha una struttura in ferro. Non si è rotto neppure un vetro. È stato costruito negli anni Sessanta. L’abbiamo affittato e ci siamo trasferiti in cinque giorni. Domani (oggi per chi legge, ndr) i vigili del fuoco faranno la verifica statica. Se ci danno l’autorizzazione, ricominciamo». Francesco Mai, 29 anni è figlio del proprietario della Tpl. L’azienda l’ha fondata 37 anni fa il padre Luigi, 58 anni. Produce carpenteria meccanica e ha sessanta dipendenti. Solo il 40 per cento dei suoi prodotti resta sul mercato italiano. Il resto va all’estero. «Il fattore tempo – mette le mani avanti – è cruciale. Se ci fermiamo rischiamo di perdere i clienti». Così i sessanta lavoratori dell’impresa e
venti impiantisti delle aziende Mir, Sinergas e Eurogroup, in cinque giorni hanno realizzato il miracolo.
«IL NOSTRO capannone era stato costruito nel 2005 – spiega Francesco – e il
20 maggio metà del tetto è crollata travolgendo il magazzino e gli uffici. La fortuna ha voluto che si siano salvati tutti i macchinari. Abbiamo avuto danni per 8 milioni, ma siamo in grado di ripartire». Il mercato non aspetta. Per la stessa ragione erano tutti al lavoro lunedì i
118 dipendenti della Eurosets, una fabbrica di cuori artificiali esterni che ossigenano il sangue e di drenaggi che vengono impiantati nei pazienti dopo le operazioni. L’impresa costruisce un apparecchio in grado di mantenere in vita la persona sottoposta a operazione per quindici giorni. Nel mondo la producono solo la Eurosets e i francesi della Maquet. «Siamo in un regime di concorrenza mondiale», chiosa il fondatore Pietro Vescovini, 63 anni. I concorrenti americani, tedeschi, francesi e giapponesi sono pronti ad approffitare di una eclissi, anche temporanea, dell’azienda di Medolla.
Il proprietario della Eurosets, Ettore Sansavini, fondatore e
amministratore delegato della maggiore azienda sanitaria privata italiana,
il Gruppo Villa Maria, annuisce convinto.
DOPO la prima scossa del 20 maggio la fabbrica aveva avuto il placet della
Protezione civile. Un gruppo di ingegneri di Modena l’ha giudicata idonea a resistere a un sisma «di grado non superiore». Adesso però è ferma, perché ci sono state ‘rotture’ interne.
A poca distanza sul cancello della ‘Garden Vivai Morselli’ c’è un curioso cartello che recita: «Oggi è chiuso, domani dovremmo riaprire». Lorella Ansaloni Morselli, 51 anni, contitolare con il marito Claudio, aspetta ad horas il via libera. «Abbiamo una struttura in ferro e vetro – racconta – che è stata già testata in altri terremoti, per esempio in Umbria. Per affrontare la crisi ci avevamo già messo dentro tutto il possibile».
LORELLA pensa al mutuo, un peso da 100mila euro all’anno, e ai dipendenti,
da 12 a 30 a seconda delle stagioni. Una lavoratrice, una certa Lucia, la chiama per sentire se ha bisogno di una mano. «Pensi – quasi si commuove – che una signora che vive in tenda mi ha dato l’incarico di farle il giardino. Dopo la seconda scossa mi sento seduta su un vulcano – ammette -.
La nostra paura è che le grandi aziende del settore biomedicale se ne vadano», freme. Francesco Mai è d’accordo: «Il governo gli trovi un’area per ricostruire. Sennò qui falliamo tutti». Lorella morde il freno: «Appena possiamo riapriamo. In questi giorni mi hanno già chiesto materassini e tre casette di legno. Quasi tutti quelli che possono dormono in tenda davanti alle loro abitazioni. La seconda scossa è stata micidiale. Adesso ho quasi paura di ricominciare. Il terremoto eravamo abituati a considerarlo con sufficienza. Un tremolio su un budino, si diceva da queste parti. Se se ne vanno le multinazionali è un guaio. Qui c’è una clamorosa carenza di infrastrutture. La Cispadana, il collegamento fra l’autostrada Bologna- Padova e l’Autobrennero, è bloccata da anni».