Il carrello dei bolliti
Il partito degli astenuti vola al 42 per cento, ma la Casta non se ne preoccupa. Lo si capisce dal copione che si ripete ogni giorno nella Capitale, eccetto festivi e prefestivi, quando le auto blu s’incolonnano all’ora di pranzo davanti ai luoghi sacri delle pantagrueliche colazioni romane. Per chi non è solito assistere al copione, la scena balza agli occhi, evidenziando la felliniana ingordigia dei mandarini dell’impero che popolano il variegato sottobosco capitolino, quegli stessi da rispedire a casa insieme agli illustri datori di lavoro secondo gran parte degli italiani.
Incuranti e forti del loro mandato pensano al carrello dei bolliti che avanza nella sala refrigerata del ristorante «tradizionale bolognese» trasferitosi in anni lontani su uno dei sette gloriosi colli. S’illuminano gli occhi del sottosegretario di turno che, bolso, sovrappeso e incurante del colesterolo alle stelle, pregusta il gesto del solerte cameriere. S’alzano i coperchi e il piatto si colma di lesso e di salse oltre ogni misura, quasi quanto quella che accomuna gli italiani alle prese con Imu, Iva e altri malcelati balzelli. Chissà quale sarà il futuro della trattoria alla bolognese nell’autunno del 2013? Forse il copione si ripeterà nei ristoranti vegani.
ugo.cennamo@ilgiorno.net