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Mille giorni per non fallire

DAL SOGNO all’incubo in poco più di quattro anni. «La scelta di Milano è un successo per tutta l’Italia», dichiarò gongolante Romano Prodi il 31 marzo 2008 a Parigi quando il capoluogo lombardo si aggiudicò l’appuntamento del 2015 bruciando Smirne sul filo di lana. Il primo cittadino Letizia Moratti applaudì certa che Milano avrebbe attratto «talenti e ricchezze». E poi un incredibile sequela di numeri da flipper: 1446 milioni di euro di investimenti previsti, 24 milioni di biglietti da staccare, 456 milioni di euro da incassare per i soli biglietti ingresso, un milione e 100 mila metri quadrati di area tra Rho e Pero da progettare e 70 mila posti di lavoro. Poi un lento declino, culminato nello strappo di Giuliano Pisapia che rischia di provocare un effetto domino imprevisto, a partire dall’uscita di scena dello stesso Roberto Formigoni. È il governatore a non escluderlo, rimandando ogni scelta definitiva ai giorni successivi l’incontro tra il primo cittadino e il premier Monti.

I due si vedranno a Milano già venerdì prossimo in occasione della cena di gala a Palazzo Reale organizzata dalla fondazione Italia-Cina. E l’ipotesi che alla fine possa uscirne un nome nuovo, un commissario unico in grado di bruciare le tappe e di garantire il procedere dei lavori senza ulteriori inciampi, resta al momento la più probabile. Perché i numeri che facevano sognare oggi spaventano, a partire da quello relativo ai giorni che mancano al taglio del nastro: soltanto mille dal prossimo 4 agosto. Dalle parti di Rho e Pero i cantieri stentano, anche se Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo spa, getta acqua sul fuoco e, nel tour organizzato ieri a beneficio della stampa, garantisce che alla fine tutto sarà pronto entro la data prevista. Non ci saranno le serre climatizzate secondo il clima dei cinque continenti come previsto nel progetto originale, ma soltanto piante in grado di resistere all’estate padana, e forse il reticolo di canali perimetrali sarà cancellato non appena calerà il sipario… Ma in fondo tutto questo avrà un’importanza relativa perché se Expo 2015 deve stupire ciò che conta è riuscire a farlo. E in questo, nel bene e nel male, gli italiani sono sempre stati maestri.

ugo.cennamo@ilgiorno.net