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La solitudine (eroica) del Monsignore

CONOSCO Pietro Peia da una ventina d’anni, e da allora so che abbiamo caratteri troppo diversi per poterci piacere. Credo che le cose più riuscite, nella pallavolo, le abbia fatte quando era il miglior procuratore su piazza per un giocatore o un allenatore, appunto dagli anni novanta fino ai primi di questo millennio. Non posso giudicare per ragioni anagrafiche come fosse da dirigente del g.s. Panini negli anni ottanta, prima di dedicarsi con successo ad un altro mestiere, con la sua società Backstage, e al ruolo di agente. Dopo, da quando sette anni fa ha ripreso in mano la società di Modena, insieme con il socio Giuliano Grani e con Antonio Barone che poi è uscito, a mio avviso Peia ha sbagliato spesso le scelte tecniche. L’ho criticato spesso, perché ritenevo giusto farlo.

Questa lunga premessa è importante per capire quanto sia meritato, oggi, l’elogio che sto per fare nei confronti di quello che un collega anni fa definì ‘il monsignore triste’, quando la goliardia si poteva usare senza rischiare querele. Se sto per spendere parole anche di ammirazione per Peia, è perché sono convintissimo che oggi se le meriti.

Passo indietro, per chi non sapesse che cosa è successo nel frattempo. La settimana scorsa sono saltate la Sisley Treviso, ovvero la società più vincente e continua d’Italia degli ultimi vent’anni, e Roma. Con la chiusura di Monza che ha ceduto il titolo a Ravenna è sparito un altro pezzo importante, cioè quello che portava il nome di Montichiari.

Modena c’è ancora, ma non era per niente scontato. Finito il campionato, il gm Bruno Da Re e i due soci Giuliano Grani e Pietro Peia hanno iniziato una corsa contro il tempo per fare in tempo ad onorare tutti i pagamenti necessari per potersi iscrivere. Il terremoto nella nostra provincia ha contribuito a complicare le prospettive, perché giustamente alcuni sponsor hanno rivisto se non cancellato il loro apporto. Insomma, se uno come Giuliano Grani, che ha le spalle robuste, dopo aver salvato il diritto sportivo dalla sparizione ha annunciato che lascia tutto nelle mani del solo Peia, significa che la crisi sta mordendo i garretti della storia.

In tutta questa vicenda, la figura di Peia esce ingigantita. Se oggi Modena è ancora viva lo deve solo ed esclusivamente a lui, come fu lui ad agevolare il passaggio da Vandelli, che prese la società da Peppino Panini nel 1993, alla nuova compagine sociale che oggi diventa un uomo solo al comando (e al portafoglio). Non so se altri modenesi interverranno per aiutarlo. Me lo auguro. Di sicuro, Peia potrebbe benissimo godersi una dorata pensione ai Caraibi, e invece rischia una bella cifra del suo patrimonio personale soltanto per l’amore che ha sempre nutrito per questa società. E, se lo conosco bene, per un debito morale che sente nei confronti di Peppino.

Uno che fa una cosa del genere probabilmente vive fuori da questi tristi tempi moderni. E per questo, secondo me, oggi la sua figura assume una dimensione eroica.