La signorina e i tifosi
Ieri, ahimè accidentalmente, mi sono imbattuta sulla pagina facebook di un’amica di un’amica (persona che non conosco), la quale commentava i post-partita degli Europei in questo modo “comincia il carosello degli idioti, solo questo sanno fare…”, “solo gli idioti festeggiano in questo modo”, “sono dei trogloditi”.
Wow, mi son detta.
Dato per ovvio che ognuno può pensare ciò che vuole e scrivere ciò che vuole, la persona mi ha incuriosita e sbirciando un po’ nella sua bacheca ho visto grandi dichiarazioni contro il razzismo di ogni tipo, massima libertà per tutti, libertà di scelta in ogni campo. Insomma il perfetto ritratto della signorina “alternativa”, un po’ “peace and love”.
Detto che la parte “tamarra” di me vive e vegeta e me ne prendo sempre cura…
Detto anche che tutte le volte che sento parlare di calcioscommesse e calciatori coinvolti mi monta lo schifo, che sto quotidianamente a contatto con persone che non arrivano alla fine del mese e che quindi comprendo bene e so bene che il problema non è vincere o perdere una partita agli europei….
Bene, premesso tutto ciò…. Ma che tristezza!!!!
Intanto, se dai dei trogloditi a questi che stanno per strada a festeggiare perché sono contenti sei un po’ razzistella tanto quanto gli altri, quelli che condanni quotidianamente.
E poi il non condividere un passione non autorizza nessuno a giudicare chi invece quella passione ce l’ha, oppure chi ce l’ha tiepida, ma in una sera d’estate si ritrova con gli amici, guarda la partita, si arrabbia, urla, gioisce e scende per strada.
Tutto deve avere una misura. Quanto festeggio? Come festeggio? E che sarà mai festeggiare se sono contento… Certo, non devo dare disturbo agli altri, non devo arrecare danni, altrimenti passo dalla parte del torto.
La signorina dice anche che lei lavora e che quindi il rumore per strada le disturba il sonno, a me lo disturba più il caldo di questi giorni – non avendo l’aria condizionata!- , un’ amica cara, a lei che si lamenta degli schiamazzi sotto il suo palazzo, le suggerisce (si scherza, s’intende) di versare dell’olio bollente dalla finestra. Ma dal suggerimento alla risposta la signorina risponde che i tifosi se ne sono andati.
Rispetto chi non ama il calcio, chi trova assurdo che ci si possa scaldare così tanto per una partita (io mi trasformo, strepito, urlo e gioisco e in più tenera età giravo pure io per le strade a carosellare e mi divertivo anche parecchio non sapendo di essere una troglodita!), ma faccio molta fatica a capire l’intolleranza di chi se lo stesso caos lo facesse qualche altro gruppo dimostrante allora sì che sarebbe caos serio, impegnato e quindi accettabile.
Nella nostra vita c’è spazio per tutto, per scendere in piazza a reclamare sacrosanti diritti (faccio anche quello ora, in età più matura) e per festeggiare. C’è spazio per indignarsi e per ballare.
Quando una delle due parti viene a mancare si rischia di diventare persone pesanti che non conoscono la leggerezza oppure persone superficiali che non si accorgono ciò che succede intorno.
La partita dell’Italia per me è un momento magico, quando i calciatori scendono in campo rappresentano il mio paese, così come quando la Pellegrini fa le vasche, quando la Schiavone bacia la terra rossa del Roland Garros, quando le signore della Scherma ci fanno sognare.
Mi sento parte di quella cosa lì, orgogliosa di essere italiana.
Al tempo stesso mi sento orgogliosa di essere italiana quando cammino per ogni piccolo angolo del nostro paese, quando guardo i vestiti che creano i nostri stilisti, la musica dei nostri musicisti, la nostra cultura.
Mi intristisce vedere il nostro paese ridotto male, che fa fatica, che ogni giorno ha come solo focus di attenzione lo spread, il numero sempre in diminuzione dei posti di lavoro, la fatica che fanno i giovani a sognare e a progettare il loro futuro, ma questo, purtroppo o per fortuna, non ha nulla a che vedere con una partita di calcio durante la quale se la palla gonfia la rete avversaria, proprio in quell’istante esce un grido liberatorio e ci consente di abbracciarci