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Pallone d’oro o no, il più forte regista del mondo è Pirlo

“Se non vincessi il Pallone d’oro non ci rimarrei male. E’ impossibile arrivare davanti a Ronaldo e a Messi che segnano un sacco di gol”.

Andrea Pirlo non si smentisce mai, nemmeno il giorno prima della semifinale con la Germania. Il suo cucchiaio ad Hart è d’oro. Come il Pallone che speriamo i giurati della Fifa e di France Football gli assegnino a fine anno. Anche se la storia dell’Oscar del calcio mondiale  è lì a ricordarci che i più premiati sonon sempre stati i cannonieri. Eppure,  se c’è un fuoriclasse che nel 2012 merita il riconsocimento questi è il trentatreenne simbolo dell’Italia semifinalista all’Europeo e della Juve campione d’Italia. Con tutto il rispetto per Cristiano Ronaldo, s’intende: 69 gol  in stagione, la Liga con il Real Madrid, la semifinale continentale con il Portogallo, avversaria la Spagna campione del mondo e d’Europa in carica. Per non dire di Lionel Messi, da tre stagioni consecutive titolare del Pallone d’Oro. 

 Pirlo è unico nel suo ruolo e, in questo momento, è il più forte regista del mondo.  E poi, con Scirea, Franco Baresi, Paolo Maldini, Del Piero, Buffon, sempre snobbati dal Pallone d’oro, il calcio italiano ha già pagato abbastanza le bizzarrie di giurati distratti (vogliamo parlare di Bjelanov e Sammer?).     

Dopo l’indimenticabile notte di Kiev, un collega inglese ha efficacemente descritto Pirlo come “la magia del calcio espressa a livello assoluto”. E’ sufficiente ricordare i numeri di Inghilterra-Italia per rendersene conto: 171 tocchi, 16 lanci, 3 assist, soltanto 6 passaggi sbagliati su 104, 11 palloni recuperati. Una bravura mostruosa.

La classe, la fantasia, la leadership di Pirlo si mescolano in un unicum reso ancora più eccezionale dalla continuità di rendimento del giocatore, in una stagione che l’ha visto autentico trascinatore dello scudetto juventino oltre che della Nazionale di Prandelli.

C’è un altro aspetto da evidenziare: ed è la statura morale di Pirlo, uno che per farsi ascoltare non ha bisogno di alzare la voce. Uno che se ne infischia della ribalta mediatica sula quale si affaccia solo lo stretto necessario e quando proprio non può farne a meno perchè tutti loo reclamano.

Pirlo è uno che parla poco, ma quando parla ha sempre qualcosa d’interessante da dire. Uno che, l’anno scorso, anche nel momento del congedo dal Milan, ha osservato un comportamento signorile, così come signorile è stato quello della società rossonera. E, se dopo avere vinto il tricolore con la Juve, Pirlo ha ricordato che alla base della sua decisione ci sia stata una valutazione tecnica (“Allegri voleva impiegare Van Bommel o Ambrosini al mio posto davanti alla difesa”) e non pecuniaria, Pirlo ha detto il vero. Come quando,  a domanda (Il cucchiaio lo dedica ad Agnelli o a Galliani?), ha risposto: “A tutti gli italiani”.

Xavier Jacobelli

Xavier Jacobelli