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Smashing Pumpkins, non provarci più Billy

Rieccoli. Anzi rieccolo. Ormai è rimasto solo lui. William “Billy” Corgan ha provato a costruire una band a  immagine e somiglianza. I suoi Smashing Pumpkins erano l’alternativa al grunge. Era la scena musicale di Chicago che metteva la sua bandierina nella geografia dei suoni. Quegli Smashing Pumpkins lì non esistono più. Da oltre dieci anni. Eppure gli Smashing Pumpkins, nella fattispecie Billy Corgan con gli altri sodali di questa sua ennesima avventura per cercare di salvare il salvabile, hanno appena licenziato il nono disco. Si intitola “Oceania”. Dal punto di vista tecnico non ci sono appigli: è un disco suonato bene. Quelle canzoni provano ancora a dire qualcosa. Ma non ci riescono. Non trasmettono più emozioni. E non è solo una questione d’età. Gli Smashing Pumpkins hanno incarnato meglio di chiunque altro lo spirito, anzi gli spiriti, dei postadolescenti degli anni Novanta. E non c’era solo depressione. Come si lasciò scappare Bart Simpson mentre Billy Corgan urlava al microfono “Zero”: “Deprimere i teenager è più facile di sparare a dei pesci in un barile”. Non c’era solo la depressione davvero. Come si disse tra l’altro, in maniera frettolosa e fin troppo didascalica, dei Nirvana. C’era la rabbia che magari esplodeva in “Bullet with butterfly wings”. E si pogava all’epoca e anche di brutto, quando Billy urlava: “Despite all my rage i’m still just a rat in a cage”. E si sognava, canticchiando: “Possible is impossible tonight”. Ora non si sogna più. Ora ascoltando “Oceania” è come se ci si ritrovasse davanti alle arance del supermercato: inappuntabili nella forma, ma senza succo. E Billy appare sempre più solo. E ostinato nel continuare a credere in qualcosa – gli Smashing Pumpkins – che non esiste probabilmente più. Forse gli Smashing Pumpkins – ma è ancora giusto continuarli a chiamarli così? – riempiranno di nuovo i tour. Forse Billy, tra qualche mese, cambierà di nuovo tutti i componenti della band. Li sceglierà – come peraltro ha già fatto – dopo una sorta di talent show interno. Ma in questa sua sfida, probabilmente soprattutto con se stesso, non riuscirà a riportare lo spirito del tempo (che fu). Lo “Zeitgeist” appunto. Proprio come si intitolava il penultimo episodio della saga Smashing Pumpkins. Infine, ma non è un atto di lesa maestà verso Corgan,  tra le perle dell’epico “Mellon collie and infinite Sadness” - c’erano almeno quattro canzoni che hanno fatto la storia del rock contemporaneo – ora ci si affeziona di più all’ultimo pezzo che chiudeva il primo disco. “Take me down”, l’unico non cantato da Billy Corgan, ma dall’amico, poi diventato nemico e poi ancora amico James “Jimmy” Iha. E se succede questo, un motivo ci sarà. Senza scomodare la Gestalt, una band è come il tavolo del solito vecchio esempio: un tavolo è un tavolo non per la somma delle parti, ma per le relazioni che ci sono tra di loro. E anche se ti chiami Billy Corgan e sei geniale e bravo, quelli (Iha, D’Arcy e Chamberlin, il nucleo storico) erano gli Smashing Pumpkins, di cui tu eri il leader indiscusso e quelli resteranno. Per sempre.