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Germania-Italia, il trionfo di Hulk Balotelli e del grande Cesare

In Spagna lo chiamano già ”l’incredibile Hulk” azzurro. Mario Balotelli che si sfila la la maglia, dopo il secondo gol ai tedeschi, e mostra i muscoli in posa da culturista è la cartolina più bella della semifinale europea. Un’immagine che rimarrà nella memoria collettiva e anche un biglietto da visita vagamente inquietante per la Spagna, che affronteremo domenica nella finalissima di Kiev.

SuperMario, diviso fra i baci in mondovisione alla mamma e l’esibizionismo da palestrato, ruba la scena alla migliore Italia di sempre. Non per la qualità assoluta dei singoli, ma per il senso del collettivo, la modernità del gioco, la capacità di imporsi contro qualunque tipo di avversario.

Il ”progetto Prandelli” ha toccato contro la Germania il suo punto più alto, un picco di qualità e di rendimento che, se replicato nella sfida finale con la Spagna, ci riporterà sul trono europeo dopo 44 anni. Inappuntabile contro l’Inghilterra, capace di schiacciare la squadra di Hodgson per 120 minuti ma senza trovare il gol, l’Italia di Cesare Prandelli ha dato il meglio contro la Germania. Nessun timore riverenziale, nessun atteggiamento rinunciatario. L’Italia ha strappato poco a poco l’iniziativa a i tedeschi e forte di un centrocampo modernissimo, ha preso le redini del gioco senza mollarle più.

Pirlo e De Rossi, Marchisio e Montolivo uniscono doti fisiche e talento, capacità di corsa e di interdizione alla visione di gioco che produce passaggi illuminanti. Su questo reparto, governato da un Pirlo degno del Pallone d’oro, la nazionale ha fondato le sue fortune. E’ stato questo centrocampo a svilire la manovra dei tedeschi fino a renderla sterile e a filtrare il gioco, consentendo alla difesa di brillare per sicurezza, specie nei centrali Bonucci e Barzagli. In avanti ci ha pensato la coppia dei ragazzi maledetti, Cassano e Balotelli, a confezionare le perle che hanno deciso la gara.

Sarà dura esprimersi agli stessi livelli contro la Spagna, maestra di gioco corto e di palleggio. Ma gli azzurri l’hanno battuta in amichevole un anno fa e hanno segnato alle Furie Rosse l’unico gol incassato in questo Europeo. Resta da valutare il logorio fisico di entrambe le finaliste (la Spagna ha giocato 120 minuiti contro il Portogallo ma ha un giorno di riposo in più), che giocherà un ruolo determinante per l’assegnazione del titolo.

Se Prandelli sarà in grado di presentare una squadra ancora briosa e vitale sul piano atletico, l’Italia ha molte possibilità di far sua la partita e l’Europeo. Ormai gli azzurri hanno un loro copione di gioco, paragonabile a quello della Spagna, ma in attacco i nostri avversari non hanno nè Cassano nè Balotelli, nè tantomeno un velocista del calibro di Di Natale. Se sapremo innescare le nostre punte, come è successo contro la Germania, l’Europeo tornerà finalmente azzurro.