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Europa 2.0

  1. Quindici ore che valgono un euro. E non e’ poco: il vertice Ue ha portato a casa lo scudo antispread voluto con forza da Monti e appoggiato da Hollande e Rajoy. I leader europei hanno trovato l’accordo anche sul Patto per la crescita e l’occupazione, accelerato il trasgerimento all Bce della supervisione bancaria e, quindi, la realizzazione dell’Unione bancaria, sui meccanismi anti-spread, raggiunta l’intesa per la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Fondo anti-crisi Esm senza il controllo della Troika. Mancano i dettagli, ma i mercati hanno apprezzato: lo spread, il differenziale tra i rendimenti dei Btp Decennali italiani e quelli tedeschi, si è raffreddato. Le Borse europee hanno preso il volo: Milano ha chiuso con l’indice Ftse Mib in volo del 6,6%. Dopo una miriade di vertici inutili, quello concluso pare abbia portato un risultato concreto e forte. E’ la vittoria dell’asse Monti-Hollande, ma ora guai a deludere la Merkel e le sacrosante esigenze di rigore. I sogni stavolta nascono all’alba: quelli di un’unione migliore, per esempio. Messi a punto i meccanismi di emergenza che hanno richiesto, pero’ un travaglio troppo lungo, i leader europei hanno davanti una sfida di lungo periodo: il salto verso un’Europa più’ federalista. C’e’ da da mettere mano all’architettura istituzionale: dagli strumenti per la stabilita’ finanziaria ai poteri della Bce fino ai meccanismi decisionali che hanno bisogno di essere più incisivi e rapidi, adatti all’esigenza di governare un mondo sempre più veloce rispetto alla farraginosita’ della politica. Nella storia dell’Unione europea sono ricorrenti le corse fino al ciglio del baratro. Quasi un infernale necessita per riuscire a ripartire. Pare vada cosi’ anche stavolta. Ma un passo importante è stato fatto: inutile andare alla ricerca del tempo perduto, irresponsabile perderne altro. Chiamiamola Europa 2.0