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L’ombrello e la tempesta

L’EUROPA non è salva, ma tira il fiato. La risposta euforica dei mercati al vertice di Bruxelles — Milano a +6,6%, giù lo spread Btp-bund — confida che la Ue abbia aperto l’ombrello di fronte a una tempesta ben lontana dalla fine. Ritirare la fiducia è un attimo, ma derubricare il rialzo a fiammata sarebbe ingiusto. L’Ue ha centrato l’obiettivo a corto raggio: impegni per la crescita e scudo anti spread. Fondamentale per l’Italia: pagare tassi di interesse più bassi è ossigeno per famiglie, imprese e conti pubblici senza nuove finanziarie. Non è un caso se lo scudo sia «made in Italy». Voluto da Monti, il tecnico che esce dal vertice con un indiscutibile successo. Lui e Mario Draghi, alla guida della Bce, sono i perni della delicata manovra salva Europa. Il che non significa che il premier italiano riesca a incassare a Roma il dividendo internazionale.

La situazione è nera: il nostro debito pubblico rimane oltre i 1.900 miliardi di euro. Il Pil 2012 — secondo stime di Confindustria — calerà del 2,4% e dello 0,3% nel 2013. Un milione e mezzo di posti di lavoro sono spariti dal 2008. L’argine eretto può difendere i lazzaretti d’Europa dal contagio, non guarire i malati. L’eurozona funziona da garanzia contro la politica pasticciona, ma il conto è salato e non è saldato.

Il diavolo sta nei dettagli. Li scopriremo presto: il 9 luglio i ministri delle Finanze chiariranno come agiranno i fondi salva-Stati per raffreddare gli spread dei Paesi «virtuosi» sotto tiro; come sosterranno le banche; a chi spetterà il monitoraggio di chi chiede aiuto; se avremo la Tobin tax sulla finanza. Oltre ci sono l’Unione di bilancio, un super ministro del Tesoro Ue con potere sui singoli paesi. Forse gli eurobond. Ci arriveremo senza intoppi? Improbabile. A dicembre il presidente dell’Eurogruppo, Herman Van Rompuy, presenterà la road map per rifondare l’Ue. Il confronto tra gli Usa e gli (inesistenti) Stati Uniti d’Europa, spiega la posta in gioco: l’Europa cresce più o meno come gli Usa (1,5% contro l’1,7%), il debito pubblico a stelle e strisce è attorno al 114% del Pil, quello europeo sarebbe dell’82,5%. Rapporti espressi dal cambio tra euro e dollaro: la moneta unica ha retto bene, mentre la tempesta dei debiti travolgeva l’Europa, non gli Usa. Destini diversi, anche perché Hamilton mise insieme i debiti e fece degli Stati americani quello Stato federale che l’Europa non è. Con la Cina e altre stelle emergenti che non stanno a guardare, è inutile ricercare il tempo perduto, ma sprecarne altro sarebbe un suicidio per l’Occidente.