Jenny dice Italia
HO AVUTO la fortuna, ormai ventidue anni fa, di vedere giocare Jenny Lang Ping da pochi metri. La campionessa cinese è un monumento del volley mondiale, almeno quanto da atleta era un manuale vivente di tecnica. L’equivalente di un Karch Kiraly, al femminile, per capirci. Vederla giocare è stato un privilegio non soltanto per la maestria pallavolistica e per la capacità di trascinare le compagne, ma anche per la caratura morale della persona. E a distanza di tempo so che aveva sicuramente ragione lei, quando sgranava gli occhi davanti alla compagna e amica Mercedes Gonzales, seconda alzatrice di quella squadra (e madre di Michele Groppi, l’alzatore che studia anti-terrorismo appena ingaggiato da Cavriago), perché nel residence che le ospitava a notte fonda mancavano un paio delle giocatrici più giovani, che erano fuori ad orari impensabili per una donna cresciuta in Cina.
Oggi Jenny Lang Ping, che ha diviso la sua vita tra la Cina e la California, fa l’allenatrice ed è una delle più brave anche in questo ruolo. Ha portato la nazionale femminile americana alla medaglia d’argento a Pechino. Il sito della Federazione mondiale Fivb le ha chiesto un pronostico per le prossime Olimpiadi, e lei ha risposto così: “Stati Uniti, Italia, Brasile e Cina saranno le quattro contendenti principali per le medaglie a Londra 2012”, indicando come ‘dark horses’, cioè come outsiders, Turchia, Russia e Corea. Per la Lang Ping le tre giocatrici che potrebbero maggiormente cambiare i destini delle proprie squadre saranno l’ex di Pesaro Destinee Hooker per gli Stati Uniti, la coreana Kim Yeon-Koung e la turca Darnel Neslihan.