L’emiliano Berruto
Io non so come finiranno le Olimpiadi, anche se ho una mia opinione precisa. Ma so che momenti come quelli che ogni tanto ci regala il ct Mauro Berruto fanno sicuramente bene a questo sport. E so anche che non sono tanti, i commissari tecnici che durante l’ultimo periodo di preparazione verso i Giochi trovano il modo di infilare nel programma degli allenamenti un’esperienza come quella che gli azzurri si apprestano a vivere domenica mattina, quando entreranno nella zona rossa di Mirandola, uno dei paesi più colpiti dal terremoto. Poi andranno a far visita a una delle tendopoli, il campo Friuli, e quindi in piscina incontreranno i bambini del centro estivo, con i quali scambieranno qualche palleggio.
Stamattina Berruto era a Mirandola, assieme al sindaco di Mirandola Maino Benatti, a quello di Modena Giorgio Pighi e al presidente provinciale modenese della Fipav Luigi Tondelli, per presentare l’amichevole Italia-Serbia del 21 luglio, il cui fine è raccogliere fondi per ricostruire gli impianti sportivi nella bassa modenese. E ha spiegato i motivi della sua scelta con queste parole, che non mi sembra il caso di interrompere: “Ci sono cose che si dicono con il cervello e altre con il cuore. Noi rappresentiamo il nostro paese, che è uno solo da Bolzano a Lampedusa, e abbiamo il dovere e l’orgoglio di rappresentarlo anche nei momenti difficili. Il nostro paese è stato colpito in una zona che rappresenta la storia di quello che facciamo, che è giocare a pallavolo. E’ come se un appassionato di lirica vedesse bruciare, come è successo, il teatro La Fenice di Venezia: è impossibile rimanere insensibili. Vorremmo piantare la bandiera tricolore facendo diventare questa città e questa provincia capitale della pallavolo per una settimana, dopo che lo sono state nei fatti. Questo è un territorio che ha una grandissima energia, questa volta purtroppo l’ha voluta testimoniare anche il sottosuolo, ma è coerente con quella della gente che sta sopra, il suolo. Noi siamo qui per dare un segnale di vicinanza alle persone, che qui amano la pallavolo come in pochi altri posti in Italia. Se riusciamo a portare anche solo un paio d’ore di leggerezza a chi è stato provato in maniera impressionante per due mesi, siamo contenti. Poi oltre al simbolico essere vicini, vogliamo fare un gesto concreto, cioè l’amichevole e il suo incasso, che sono certo arriverà dopo un sold-out al PalaPanini. Sarà l’ultima cosa che faremo prima di Londra: il 22 riposiamo, il 23 ci ritroviamo all’aeroporto per partire.
Ci sono una serie di cose simboliche in questa stagione, non so con quale spirito le rimetteremo in ordine il 13 agosto quando sarà finita. So solo che la prima cosa che abbiamo fatto come squadra nazionale è stata a Ravenna, nel Bovo Day, per ricordare un altro figlio di questa terra, e chiudiamo la preparazione di Londra con questa amichevole al PalaPanini. Ovviamente, non avremmo voluto fare né l’una né l’altra, ma non so come sarà quando ci riguarderemo indietro, quando questo viaggio sarà completato”.
Sulla costante volontà di considerare la sua squadra non come un insieme di sportivi, ma di uomini, Berruto ha detto: “un giocatore di pallavolo è capace di tirare meglio anche una diagonale stretta se è capace di vivere il contesto del mondo che sta intorno a lui. A Mirandola andremo non con curiosità morbosa, ma per allenarci a vivere nel mondo reale, per renderci conto di quello che può succedere anche a casa propria, e per portare un sorriso a persone che se lo sono meritate con i comportamenti che hanno tenuto dopo la tragedia. Non ha senso chiedere a un giocatore di essere intelligente, coraggioso e curioso in campo, e poi chiuderlo in un albergo. È il marchio di fabbrica di questa squadra, ovunque andiamo cerchiamo di giocare a pallavolo nel modo migliore possibile, ma anche di conoscere il mondo che ci circonda e di farci conoscere. Trovo straordinaria, e non a caso viene da questa terra, la volontà di far tornare entro settembre le palestre al loro ruolo di palestre, dopo che erano state rifugio per gli sfollati nei giorni dell’emergenza. Sono orgoglioso di essere cittadino di questo paese, per un po’ vogliamo anche noi essere emiliani”.