Bousquet: incentivi alle auto ‘pulite’ per battere la crisi
Il mercato dell’auto di questo 2012 somiglia a uno sconfinato deserto. Si vaga tra le dune della crisi senza scorgere la fine di questa distesa arida o almeno un’oasi ristoratrice. I dati di giugno si condensano in due cifre inquietanti come una temperatura polare: -24%. Se il trend rimarrà questo, a fine anno le auto vendute saranno 1.400.000, un picco negativo toccato solo nel 1979. Ma c’è chi prova a destreggiarsi nelle tempesta di sabbia, gettando un occhio verso il futuro. Con un guizzo di ottimismo, a dispetto di tutto. E’ Jacques Bousquet, presidente di Unrae (l’associazione dei costruttori stranieri) e grande capo di Renault Italia.
Bousquet, si aspettava un situazione così critica per il mercato dell’auto?
”Il trend negativo era previsto e i dati che abbiamo non rappresentano una sorpresa. Ma quello che ci inquieta è il mercato degli ordini di maggio e giugno che è così basso da non prefigurare alcun segno di ripresa per la seconda metà dell’anno”.
Nordio, ad di Vw Italia, dice che il mercato italiano non tornerà ai livelli di un tempo…
”Il mondo dell’auto è strettamente legato all’economia. Per tornare a un mercato in piena salute, cioè vicino al tetto di 2.300.000 vetture vendute, servirebbero due o tre punti di Pil in più, un governo iperattivo, una fiducia generale nel sistema paese che oggi non c’è. I clienti entrano negli showroom, guardano, toccano, sognano un’auto nuova ma poi non la comprano perché devono pagare l’Imu, perché temono nuove tasse o il rincaro dell’Iva”.
Lei è molto critico verso la manovra attuata dal governo nel mondo dell’auto…
”Monti e i suoi ministri di proponevano di spremere dal nostro comparto 8,7 miliardi in tre anni. Bene, soltanto nel 2012 si vedranno erodere una quota fiscale pari 2,3 miliardi per il minor gettito di Iva, Ipt e superbollo. La crisi dell’auto, dunque, colpisce anche l’Erario e costa al governo come una piccola manovra”.
Come presidente Unrae, che tipo di provvedimenti vorrebbe per battere la crisi?
”In primo luogo serve un rilancio del mercato dei privati. In una situazione così critica per l’auto serve un piano di 4-5 anni, da concertare con i ministeri dello Sviluppo, dei Trasporti e dell’Ambiente che sono i nostri interlocutori abituali. Il progetto deve offrire un supporto alle tecnologie virtuose, alle auto verdi o meno inquinanti. Parlo di elettriche e ibride, di Gpl e metano: ormai tutte le grandi case si muovono in questa direzione. Un robusto incentivo statale per la rottamazione di auto vecchie di dieci anni può smuovere un mercato di circa 250mila vetture. La manovra sarebbe a costo zero per il governo, che coprirebbe con gli introiti fiscali lo stanziamento per gli incentivi”.
E poi c’è il mercato delle auto aziendali, in difficoltà.
”In Italia abbiamo una fiscalità molto pesante che frena il rinnovamento dei parchi auto delle aziende. La detraibilità fiscale in Italia è al 40%, mentre nel resto d’Europa al 100%. L’ammortamento da noi avviene in quattro anni, nei maggiori paesi Ue in due. Con nuove norme, più eque e vantaggiose, il mercato aziendale può valere dalle 50 alle 100 mila auto in più all’anno”.
Nodo dolente dei concessionari: molti rischiano la chiusura, diecimila addetti potrebbero perdere il posto di lavoro…
”Sulle cifre non sarei così catastrofico. Non dimentichiamo che i concessionari sono imprenditori autonomi, proprietari delle loro aziende che cercano di gestirle al meglio. Chi era fragile prima cadrà, chi ha risorse, idee e forza saprà sopravvivere alla crisi. Noi, come Renault Italia, cerchiamo di aiutare i concessionari a ridurre e razionalizzare i costi fissi. E poi cerchiamo di difendere il fatturato diversificando al massimo la vendita: non solo vetture nuove, ma anche usate, veicoli commerciali, auto elettriche, ricambi. Questa diversificazione è indispensabile per sopravvivere. Noi abbiamo anche un marchio low cost, Dacia, che ci sta dando grandi soddisfazioni, perché offre vetture di qualità a costi limitati”.
A proposito di prezzi, l’automobilista medio dice: in questo momento di crisi invece di chiedere soccorsi allo Stato, i produttori dovrebbero abbassare le loro pretese…
”Troppi dimenticano che i prezzi sono già stati ribassati e che tutte le grandi case fanno operazioni di marketing per invogliare all’acquisto. Si va dai 7 anni di garanzia, alla benzina a prezzo scontato, alle offerte speciali per gpl, metano e altre motorizzazioni. Con un simile panorama di promozioni e sconti, non si possono ribassare ancora i prezzi. Altrimenti i ricavi scompaiono, i concessionari non hanno più margini di guadagno e la filiera della distribuzione finisce per crollare”.
Ma a metà di questo 2012 la ripresa le sembra possibile?
”La ripresa nasce solo da un rilancio dell’economia italiana. Oggi sento finalmente discorsi che mirano a far ripartire la locomotiva. Non si parla più solo di tagli e austerità ma di politiche di crescita. Per questo sono più fiducioso di quattro mesi fa. A dispetto di tutto”.