Basta che sia femmina
LE OLIMPIADI sono da sempre una vetrina per ogni tipo di rivendicazione. Certo fa un po’ effetto pensare che la stessa Australia che stregò il mondo facendo accendere il braciere olimpico all’aborigena Cathy Freeman, possa avere un problema di sessismo. E invece a sentire la campionessa del beach volley Nathalie Cook, la guerra dei sessi esiste eccome. La Cook, che sta per disputare la sua quinta Olimpiade, ha detto all’Herald Sun e all’Independent di essere pronta a una protesta clamorosa se il ruolo di portabandiera non sarà affidato a una donna, venti anni dopo la tuffatrice Jenny Donnet, ai Giochi di Barcellona 1992. “E’ semplicissimo _ dice la Cook, nella foto sotto in una posa ironica _: se sarà nominato un uomo sono pronta a sedermi per terra, per un sit-in in segno di disapprovazione. Scegliere ancora un uomo sarebbe una decisione senza senso“. La Cook vinse in coppia con Kerri Pottharst il bronzo nel 1996 e l’oro nel 2000: “Per me sarebbe un grandissimo onore, uno dei traguardi più alti della mia carriera, ammetto di essermi perfino esercitata nel portare ed anche sventolare la bandiera. Ma il punto più importante non è questo, ma che sia comunque una donna a farlo. In passato ho camminato dietro quattro portabandiera uomini: Hoy, Gaze, Beashel e Tomkins, e adesso tocca ad una ragazza“. Nei giorni scorsi le giocatrici della squadra di basket australiana, girando con gli stivali invernali foderati di pelo nonostante il caldo, avevano denunciato la disparità di trattamento di essere state costrette a volare in classe economica, mentre i maschi erano in Business.
