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Fuori dall’euro? Paga 3mila miliardi

PERCHÈ  le Borse sono andate bene anche venerdì dopo la sbornia di acquisti del giorno precedente? Perché i mercati si fidano di Draghi e del suo attacco alla speculazione. Le parole d’oro del presidente della Bce hanno segnato la svolta, pur senza dissipare i dubbi dei più scettici: servono fatti, non discorsi. Pimco, il più grande gestore di fondi obbligazionari del mondo, è sferzante: lo spread tra titoli tedeschi e spagnoli è sceso di 50 punti, deve calare di altri 400. Su Twitter il mai ottimista Roubini, celebre per aver previsto il crac del 2008, ha commentato la libertà vigilata (dai tedeschi) della Bce: Draghi non riuscirà a fare quel che vuole. E puntuali ieri mattina la Banca centrale e poi il ministro delle Finanze di Berlino hanno dato l’altolà al presidente italiano della Bce: non può acquistare titoli di Stato.

IL PESO delle loro parole si è fatto sentire, ma alla fine i mercati hanno azzeccato un rialzo consistente. La fiducia in Draghi è più forte, la sua affermazione («faremo tutto quanto necessario, e basterà») crea timori tra gli speculatori. Monti e Rajoy sono con lui, Hollande pure, la Merkel forse: perché la cancelliera avrebbe ricevuto lo studio di un suo consulente economico, Lars Feld, che stimerebbe in 3 mila miliardi il costo della caduta dell’euro per la Germania. E allora Berlino fa la voce grossa per evitare che i paesi cicala abbandonino la strada del risanamento, ma il costo dell’eurocrac sarebbe troppo pesante anche per i tedeschi. Quindi tratta.