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Mike Patton rifà Berio, altro che canzonette

Mike Patton cento ne pensa. E cento ne fa. Rieccolo. Ancora alle prese con la musica italiana. Questa volta, però, non sono canzonette. Addio al “Mondo Cane” e ai magnifici anni ’60. E via libera a un progetto rischioso. Confrontarsi con Luciano Berio – che, detto per inciso, definirlo il John Cage italiano appare a distanza di anni tutt’altro che irriverente – non è cosa semplice. Berio, nel 1965, si affidò a un testo di Edoardo Sanguineti “Laborintus” che festeggiava – si fa per dire – i 700 anni dalla nascita di Dante e  ci costruì sopra un’opera. E quando la presentò per la prima volta nel 1973, arrivò sul palco di Londra con una bambola gonfiabile. All’epoca superò nell’ostentazione irriverente nei confronti della cosiddetta morale anche rockstar consumate. Il buon Patton, che ha vissuto a Bologna che ha lasciato segni tangibili nella storia del rock con i Faith No More e con almeno un’altra mezza decina di band e progetti paralleli, tenta un salto mortale con il disco “Laborintus II” che rilegge proprio l’opera di Berio, una sorta di equilibrio tra cultura, anzi musica alta e musica non propriamente bassa. Di consumo, come avrebbero detto gli etichettatori in funzione permanente. Il disco è già uscito per la sua casa discografica, la Ipecac. E Patton ha “prodotto” un vero e proprio elogio a Luciano Berio nell’accompagnare  l’album: “Berio come tutta la musica italiana è ingiustamente marginalizzato, forse perché a causa della barriera linguistica non è facilmente comprensibile. Berio stava lavorando in California quando ha scritto questa pièce, e all’epoca ascoltava jazz, pop e folk, e li incorporava tutti nella sua opera, senza alcun pregiudizio”.

Pregiudizio, la parola chiave. Patton ama fare surf sui pregiudizi. Così ha sdoganato la canzone italiana degli Anni Sessanta facendola incontrare con l’orchestra e lui, smessi i panni del rocker, ha indossato quelli del crooner. E ora, ancora con l’orchestra, ci riprova con Berio. Coraggioso. E il coraggio, spesso, paga. Ecco perché Patton è sempre di più Patton e sempre meno il cantante dei Faith No More.