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Bce, il giorno dell’indipendenza

Il presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi, con lucidità e polso fermo ha impugnato il bazooka anti spread e ha dimostrato che la Bce è indipendente davvero. Annunciando il via al nuovo piano antispread ha spiegato che l’acquisto dei titoli di Stato- a breve, 1-3 anni, rispettando severe condizioni – non solo è in linea con il mandato dell’istituzione da lui presieduta ma sarà anche illimitato. La decisione è stata quasi unanime: solo uno ha votato contro, Jens Weidmann presidente della Bundesbank. L’acquisto di bond illimitati è l’argomento chiave, non solo perché il più atteso dai mercati ma anche perché, proprio su questo punto,  i tedeschi ha fatto fuoco e fiamme nei giorni scorsi, in coincidenza con l’uscita delle prime indiscrezioni. Draghi non si è lasciato condizionare e ha tirato dritto dimostrando nei fatti cosa significhi l’indipendenza di una banca centrale e che l’autonomia dal potere politico vale anche nei confronti dei potenti palazzi di Berlino. La scelta di Draghi vale per tutti, non dà sostanza a un piano su misura per Italia e Spagna e non è un piano contro Berlino: è semplicemente quello che l’eurotower ha deciso essere giusto fare nel rispetto dei trattati per salvaguardare l’euro e la stabilità dell’eurozona. E’ un piano per tutti, non per i discoli.

Ma non è tutto, Draghi in conferenza stampa ha gelato una “spiritosa” domanda sui rischi di “lirizzazione“ dell’euro. «Il voto di oggi mostra che non solo gli ex membri della lira ma anche gli altri, con decisione quasi unanime», sono a favore degli acquisti di bond. «Non credo a questa caricatura di una cosa italiana». Ha respinto un cliché tritro e ritrito – ma forse giustificato - sul nostro paese, non l’unico: gli interventi di Draghi, compreso quello annunciato oggi, stanno faticosamente trainando la Bce fuori dalla scuola Bundesbank e dagli incubi di un’inflazione che da tempo non è certo il primo problema della zona euro. Ingenuo pensare che – aldilà delle dichiarazioni formali – tutti i partner dell’eurozona potessero incassare la decisione della Bce: tuona la Cdu-Csu di Angela Merkel anche se la Cancelliera difende l’operato dell’eurotower trincerandosi dietro a un “la Bce agisce in modo indipendente nel quadro del suo mandato”.  Si dice che uno dei banchieri centrali abbia sibilato a Weidmann: ”Questa è la Bce, non la Bundesbank”. Ma è solo colore. 

L’entità delle reazioni politiche dà la temperatura altissima del confronto in atto: la dice lunga il fatto che una Bundesbank, praticamente isolata, abbia addirittura diramato un comunicato per esprimere tutta la sua contrarietà a qualcosa che giudica troppo simile ad aiuti di Stato. Inimmaginabile, però, che i tedeschi possano spingersi oltre anche se questi mesi dovrebbero averci abituato quasi all’impossibile. Uno scontro irreparabile con Francoforte, però, avrebbe un prezzo da pagare probabilmente troppo alto anche per la Germania. La battaglia non è certo finita. La Frankfurter Allgemeine Zeitung a caldo paventava il rischio che i tedeschi ora possano salire sulle barricate. Di certo l’euro non si salva contro la Germania, ma neanche avendo sempre puntati contro i cannoni di Berlino.  La reazione dei mercati – Borse sprint e spread Btp-bund in forte calo - invece riflettono il primo passo di un’Europa un po’ meno a trazione tedesca ma anche meno paralizzata dalle proprie incertezze. Il resto del lavoro tocca a noi.