Passeggiando per Parigi con Jil-Allen
Finalmente sono riuscita a vedere “Midnight in Paris” di Woody Allen. Era dal giorno della sua uscita, ormai da più di due settimane, che mi riproponevo di andarci ma tutti i giorni, per un motivo o per l’altro, succedeva qualcosa per cui dovevo rimandare. Il giorno di Capodanno, approfittando di un giorno di riposo dal lavoro, sono andata al cinema di pomeriggio, come quando ero piccola: saranno stati dieci anni che non andavo al cinema di pomeriggio!
E così mi sono completamente immersa nel clima parigino descritto nel film le cui prime immagini, da sole con la Ville Lumiere fotografata di giorno e di notte e romanticamente sotto la pioggia, varrebbero la pellicola: è un maestro Woody nel riuscire a farti assaporare lo spirito e l’essenza di una città, che sia Barcellona, o Roma o Parigi.
Il film sarebbe esile se non fosse per la geniale trovata dell’incontro del protagonista Owen Wilson, Gil uno sceneggiaotre hollywoodiano in crisi con aspirazioni da scrittore – alter ego di Allen impressionante per come abbia imparato a riprodurre i suoi tic e le sue pause e esitazioni nel modo di parlare – con i grandi pittori, scrittori e pensatori della Francia degli anni ’20 . Un espediente che quanto più fa sembrare superficiale e noiosa l’aspirante moglie del protagonista, tanto più ti fa desiderare di essere con Jil-Allen per poter avere la fortuna di incontrare a Parigi – anche solo nella propria fantasia – Scott Fitzgerald, o di passeggiare lungo la Senna con l’amante di Picasso o ancora di sorseggiare un buon vino in un bistrò con Bunuel.