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Laziogate, se Batman fosse stato magro lo scandalo sarebbe rientrato

Immaginate che l’ormai famigerato ex capogruppo del Pdl laziale Franco Fiorito detto ‘Batman’ pesi una cinquantina di chili in meno, che abbia una faccia da chierichetto e non da orco, che dalla camicia generosamente aperta sul petto non spunti una catena d’oro, che si esprima in un italiano forbito e non in dialetto ciociaro, che abbia un carattere mite e non guascone… Immaginate anche che al toga party organizzato dal consigliere Carlo De Romanis detto ‘Ulisse’ non siano state scattate foto. Neanche una. Banditi i fotografi, sequestrati i cellulari: niente immagini, dunque, di bellezze discinte, bottiglie di champagne e uomini con testa di maiale… Tutti quei comportamenti gaudenti e un po’ pecorecci, insomma, che mal si adattano a tempi di crisi. Ebbene, davvero qualcuno pensa che lo «scandalo della regione Lazio» avrebbe preso la piega odierna? I giornali l’avrebbero trovato mediamente interessante, di conseguenza i vescovi della Cei avrebbero evitato di affondare il coltello, di conseguenza l’Udc avrebbe continuato a sostenere Renata Polverini, di conseguenza la governatrice sarebbe ancora al proprio posto. E da lì continuerebbe a recitare la parte di Alice nel Paese delle meraviglie. Nella sua doppia versione. Giovedì, a Piazzapulita, si è detta all’oscuro di tutto. Lunedì, in conferenza stampa, ha detto che sapeva tutto, ma ha taciuto «per senso dello Stato» e per «rispetto dei cittadini». Curiosa idea sia dello Stato sia dei cittadini, quella della Polverini. «Nessuno può dire che il Pd si è intascato i soldi. Unica nostra colpa è quella di non averli rifiutati», ha invece detto con invidiabile equilibrismo il capogruppo del Pd in regione, Esterino Montino. E l’ha detto a proposito del fatto che in meno di due anni gli stanziamenti regionali ai gruppi consiliari sono passati da 1 a 14 milioni. Col voto di tutti, compresa l’Idv. Tutti tranne i radicali. E’ chiaro che, al netto di certo folklore, il Lazio non è un’eccezione. S’affaccia così l’amara impressione di un’intera classe politica irresponsabile, che invoca schiena dritta e sacrifici solo se costretta dal clamore degli eventi. Affamare la politica è a questo punto l’unica cosa da fare. Se i partiti non servono più a selezionare classe dirigente o ad elaborare idee di governo, meglio metterli a stecchetto. Renderemmo così onore a quella maggioranza di italiani che nel ’93 approvò (invano) il referendum contro il finanziamento pubblico, e creeremo le condizioni per reclutare un’élite politica mossa da un qualche movente ideale e non solo dall’umano desiderio di arrichimento personale.