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Pattini senza binari

FACCIO UN’ALTRA invasione di campo, o meglio un’evasione. Non dovrei pestare i piedi ad altri bloggers della nostra famiglia, credo. Ma forse sarebbe meglio dire i pattini: perché quella che vi sto per raccontare è la storia di un pattinatore campione di tutto, che ha deciso di smettere e diventare un imprenditore nel settore dei media digitali. Lo ha raccontato in una bella intervista rilasciata ad Alyson Shontell per il Business Insider.

LUI SI CHIAMA Joey Cheek, e oltre ad essere stato il fidanzato della figlia di Mike Bloomberg, sindaco di New York, ha vinto qualcosa nel pattinaggio: un oro e un argento alle olimpiadi del 2006, un bronzo a quelle del 2002, un oro e tre bronzi mondiali. E’ stato anche bandito dalla Cina prima della Olimpiadi di Pechino 2008 per il suo attivismo con il Team Darfur, del quale è stato cofondatore: il team si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica a livello mondiale sulla tragedia del Darfur. Oggi, Joey Cheek ha 32 anni, è un laureato in economia a Princeton che ha studiato il cinese e ha tenuto conferenze sui rapporti tra Cina e Sudan. E ha appena avviato una ‘startup’, la società di media digitali chiamata ‘DailyHouse’. Nell’intervista al Business Insider dimostra di avere idee chiare, ma nessuna presunzione di successo. E fa paragoni a mio avviso interessanti tra l’attività sportiva e quella imprenditoriale.

PER ESEMPIO, è convinto che ci siano molte sovrapposizioni tra i due mondi: “Senza dubbio, l’idea che bisogna passare anni e anni senza un profitto certo è vera per entrambi. Per la maggior parte degli anni della mia formazione sportiva non ho fatto i soldi. Se la mia famiglia non mi avesse sostenuto, non sarei stato in grado di andare avanti. Eppure mi sembrava che sarei stato capace in qualsiasi momento di guadagnare denaro”, racconta Cheek. Che rifiuta per il momento altri paragoni: “Non ho ancora avuto successo con la mia attività come ne ho avuti come atleta, quindi è difficile per me fare confronti. Ma credo che molti atleti olimpici siano guidati da questo tipo di idea, “ti faccio vedere” o “ti dimostrerò chi sono”. Non so a chi stiamo cercando di dimostrare qualcosa, ma penso che ci siano un sacco di persone che hanno questa ambizione. O forse è un difetto di personalità che abbiamo”.
IL RESTO è una sindrome ben nota ai campioni olimpici di tutto il mondo: “Quando vinci una medaglia olimpica, tutti ti amano per una settimana. Poi i media smettono di chiamarti. E ti resta questo senso di vuoto: ah, allora è così”. Ancora più spietata è l’analisi del valore delle Olimpiadi: “Non valgono la pena di essere infelici, sentirsi miserabili e uccidersi di allenamenti per anni per guadagnare una medaglia che diventa l’unico modo per dimostrare di essere abbastanza buono per qualcosa. Vincere la prima medaglia è stata davvero una svolta nella mia carriera, mi sono detto: d’ora in poi non ho intenzione di fare questo se non lo amo. Ironia della sorte, una volta persa la pressione che avevo messo su me stesso, ho cominciato a vincere tonnellate di medaglie”.
E L’IMPRENDITORE Cheek come nasce? “Mi sono sempre interessato di media digitali. Alle Olimpiadi del 2002 ho visto il Centro stampa internazionale: un enorme magazzino, file e file di banchi con qualcosa come 4.000 giornalisti e i loro computer. La prima volta che ho camminato dentro questo edificio ho pensato: questa è una fabbrica di informazioni, è come le vecchie filande, solo che sforna informazioni”.

In effetti, stiamo diventando proprio qualcosa di simile, purtroppo per noi.