L’insegnante e l’assessore
Quattordici milioni di italiani disgustati dalla politica e tentati dall’astensione, il 40 per cento degli elettori se si calcola che nel 2008 in 38 milioni andarono alle urne. Eppure, nonostante questi numeri, i partiti tradizionali non danno segnali di ravvedimento e continuano a tollerare politici che l’opinione pubblica manderebbe a casa dall’oggi al domani. Non ci sono solo gli indagati che si guardano bene dal farsi da parte, ma anche chi ha il coraggio di lamentarsi per la propria busta paga. È il caso di Raffaele Cattaneo, assessore ai Trasporti della Regione Lombardia, che piange su Twitter perché se il suo stipendio di settembre (6420,66 euro) venisse dimezzato non saprebbe di che vivere. La sensazione è che si sia perso il senso della misura. Il suo sfogo pubblico è emblematico dello scollamento fra mondo reale e Palazzo. Quando poi lo stesso Cattaneo, di fronte all’ironica proposta di organizzare una colletta per aiutarlo, preannuncia la «fine della democrazia» viene solo da chiedersi quale sia la sensibilità politica di certi rappresentanti di partito. Non serve una colletta, meglio farlo incontrare con un insegnante in grado di spiegargli come si sopravvive con poco più di mille euro al mese.