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“Il vile Renzi paga in dollari i suoi consiglieri”

La politica americana insegna che la competizione interna ai partiti per le primarie è persino più «scorretta» di quella tra avversari per le elezioni generali. Si combatte a colpi di allusioni e campagne di disinformazione. Nello scontro interno al Pd se ne percepiscono le prime avvisaglie: significa che sono primarie «vere». Da Bersani alla Bindi sabato è stato un coro: Renzi è un vigliacco perché ha disertato l’Assemblea nazionale. Ora, a parte il fatto che Renzi non è membro di quell’assemblea, è suo diritto rifiutare un confronto. Così come è un diritto di Bersani rifiutare un faccia a faccia pubblico con Renzi. E infatti, essendo in testa nei sondaggi, ad oggi l’ha rifiutato. Sia i bersaniani sia Vendola accusano Renzi di servirsi di uno staff professionale guidato dall’ex Mediaset Giorgio Gori. «Vende un format», dice Marini «Io non ho spin doctor», rilancia Vendola. Eppure, Bersani ha appena arruolato nel proprio staff l’autrice di format Rai Simona Ercolani ed è noto che Vendola ha appaltato il proprio marketing elettorale all’agenzia Proforma. Da giorni, poi, si allude a misteriose sponde internazionali. «Renzi prende soldi dall’estero», accusa Sposetti. Qualcuno specifica: «Dalla destra americana e da Israele». Nella storia del Pci, è un classico: chi dissente è accusato di essere al soldo del nemico. A ciò allude anche un ex dc come Franco Marini quando sostiene che è giusto scoraggiare la partecipazione degli elettori al secondo turno perché «una destra allo sbando sarà tentata di far perdere Bersani». Davvero sbandata, questa «destra». Così sbandata da ordinare a decine di migliaia di propri militanti (a trovarli!) di votare per Renzi. Cioè il candidato che Berlusconi più teme.