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Obama alla riscossa

Quei 200 mila posti di lavoro creati nel mese di dicembre in Usa, per lui valgono sicuramente di più di 200 milioni di dollari in donazioni per la prossima campagna elettorale. Il presidente Obama non poteva ricevere notizia più incoraggiante da questo inizio d’anno. Il tasso di disoccupazione negli ultimi 12 mesi è sceso di 0,9 punti percentuali portando l’asticella nazionale all’8,5%: il livello più basso dal febbraio 2009. Il segnale timido ma costante è superiore alle aspettative e indica un’inversione di tendenza che nel privato ha creato posti di lavoro per 22 mesi consecutivi.

Barack vede in questi dati la «prova» che l’economia americana «si sta riprendendo e sta andando nella giusta direzione…». Ma ammette che il lavoro non è finito. Si può discutere di riduzione delle tasse e debito pubblico, di riforma sanitaria e tagli al Pentagono, ma un fatto è inconfutabile: in America è in atto una ripresa delle offerte di lavoro e una riduzione dei tempi di disoccupazione. Il merito è suo. Ma basterà l’ottimismo di queste prospettive a far riguadagnare il terreno perduto dal presidente che rimane ancora sotto il 50% del gradimento azzoppato da una recessione drammatica? E’ probabile.

Obama solo nel 2011 ha creato 1,6 milioni di posti, ma i repubblicani lo accusano di avere esattamente 1,6 milioni di occupati in meno da quando è entrato alla Casa Bianca. E’ questa la vera sfida dopo aver impegnato 780 miliardi di dollari per un «pacchetto di stimolo» che non ha dato ancora i risultati annunciati.

Barack in realtà ha salvato l’industria dell’auto, vuole rifare e aggiustare ponti strade e scuole, potenziare aeroporti e reti ferroviarie per rimettere al lavoro gli operai delle costruzioni, ma è frenato da una Camera controllata dai repubblicani e dal Senato congelato dall’ostruzionismo. Per uscire dalla morsa istituzionale e difendere la «middle class» dopo mesi di inutili mediazioni, punta sul «decisionismo presidenziale» ed è pronto ad andare allo scontro col Congresso se necessario. La prima mossa l’ha fatta nominando a sorpresa in una pausa del Senato il direttore dell’ufficio per la tutela dei consumatori. Avrà il compito di proteggere i cittadini contro le banche e gli abusi delle società finanziarie senza regole. Anche con Wall Street la tregua sembra finita.