Quell’irresistibile voglia di piacere del politico Monti
Mentre a livello regionale le inchieste giudiziarie mettono a nudo pratiche antiche ormai intollerabili, la politica annaspa. L’incapacità di affrontare il futuro proietta i partiti nel passato: si riaffaccia la scomposizione del Pdl, Bersani si trincera nelle rassicuranti retrovie vendoliane, torna in auge il voto di preferenza. Lo spettacolo non migliora osservando il governo. La cui presunta infallibilità “tecnica” viene ormai smentita con cadenza settimanale dalla Ragioneria dello Stato, dalla Corte dei Conti, dalla Consulta. E’ di ieri la sentenza che dichiara incostituzionale il taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici; ci si attende analogo giudizio sull’accorpamento delle province e il giro di vite alle spese regionali. Misure popolari, ma illegittime. Evidentemente approvate in fretta e furia spinti da un bisogno tutto politico: creare consenso. Il taglio dell’Irpef, ampiamente bilanciato dall’innalzamento dell’Iva, non avrà effetti sulla crescita e risponde ad esigenze assai poco “tecniche”: «Presentarsi in luce positiva a pochi mesi dalle elezioni», come scrive il Wall Street Journal e «dimostrare» che la politica del rigore era giusta, come dice lo stesso Monti. Il quale ha dunque agito spinto da vanità e orgoglio, due sentimenti molto “politici”. Troppo politici per un uomo che avrebbe dovuto «sfidare l’impopolarità» per poi tornare a vita privata.